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Machiavelli - Il principe, capitolo XII


Al centro del Principe Machiavelli inserisce due capitoli dedicati al tema delle armi. Egli sottolinea la necessità che il principe si doti di armi proprie, ossia di un esercito composto da sudditi o cittadini, e non si affidi ad armi messe a disposizione dagli alleati o arruolate a pagamento. Il legame tra politica e forza militare è uno dei capisaldi della gestione del potere nonché, per l’inefficienza dei principi su questo aspetto, uno dei motivi della crisi italiana.


La costruzione del testo


Occorre in primo luogo notare la struttura di questo capitolo XII, che introduce il tema cardinale delle armi e della loro funzione in chiave politica, e riflette in modo esemplare il rigore argomentativo del trattato. Le prime righe sono dedicate alla sintesi delle argomentazioni precedenti («le qualità» dei «principati», i modi in cui essi possono essere “acquistati” e “tenuti”) e alla messa a fuoco dell’argomento che sta per essere introdotto: le offese alle quali quei principati sono esposti e le difese (r. 5) di cui necessitano. Di seguito viene esplicitata la tesi che Machiavelli intende sostenere, ovvero che fondamento degli Stati sono «le buone legge e le buone arme» (r. 9), ed è quindi dichiarata la premessa logica dell’argomento trattato.
Inizia poi la parte analitica, nella quale sono individuati e classificati i diversi tipi di armi («le ... proprie, o le ... mercenarie o ausiliarie o miste», r. 13) quale preludio all’esplicitazione del pensiero di Machiavelli riguardo gli esercizi mercenari.
Procede quindi l’argomentazione con cui l’autore sostiene la propria opinione, confortandola con gli esempi tratti in primo luogo dalla storia antica, quindi dalle più recenti vicende italiane (fino alle soglie della contemporaneità), utili a «dimostrare meglio la infelicità» (r. 31) delle armi mercenarie.
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