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Niccolò Machiavelli e il Principe
Niccolò Machiavelli / Biografia
Niccolò Machiavelli nacque a Firenze da una famiglia di modesta agiatezza. Abbiamo poche notizie sui suoi primi anni, e sappiamo che ebbe un’educazione umanistica privata però dello studio del greco. Si oppose anche a Savonarola e concorse per la carica di segretario di cancelleria. L'ottenimento di questa carica gli garantì la conoscenza della realtà politica e militare del tempo. Egli fu un intellettuale che si affermò in epoca rinascimentale e ricoprì un ruolo molto importante per Firenze. Secondo Machiavelli la storia si ripete ciclicamente, anno dopo anno, secolo dopo secolo e studiare la storia è importante poiché ci permette di poter risolvere i problemi. Conia la figura del principe centauro, frutto della fusione tra intelligenza umana e cattiveria animale. Oltre alla sua opera più importante, Il Principe, scrive anche alcune novelle e una commedia molto apprezzata, la Mandragola (Belfagor l’Arcidiavolo, che affronta l’argomento della cattiveria delle donne).
Il Principe
Il Principe è l’opera più importante di Niccolò Machiavelli, scritta perlopiù tra luglio e dicembre 1513. Da un lato si riallaccia alla tradizione dei trattati principeschi medievali, mentre dall’altra presenta un genere innovativo mirante a guardare la realtà effettiva della cosa e non esclusivamente a lodare il principe. L'opera si compone di 26 capitoli all’interno del quale troviamo affrontati i più disparati argomenti, sempre però attinenti alla vita pubblica. Il metodo di valutazione del principe machiavelliano non è la bontà del principe, bensì i risultati dell’azione di governo e della sua operosità. Manifesta nell’opera il suo aver a cuore il problema delle milizie, dicendo che il servizio militare doveva essere prestato dai contadini che avevano qualcosa da perdere e quindi combattevano con ardore e dedizione e non dai mercenari, il cui unico scopo era il denaro e l’arricchirsi.
Il Principe è fondato su un’idea di base molto pessimistica, infatti, Machiavelli asserisce che tutti gli uomini nascono cattivi e un Principe che regna deve tenerne conto, deve guardarsi da questa gente che potrebbe mettere a repentaglio la propria vita. Chi congiura contro di lui deve essere eliminato al più presto. Egli è sempre a rischio sia durante una fase positiva di governo sia durante una negativa. Dal 15° al 23° capitolo, attraverso un’analisi storica, si mette in risalto il comportamento del principe, e ci si sofferma su cosa significa governare che viene interpretato come un decalogo di comportamento. Nei capitoli dopo il 23° viene affrontato il problema della situazione italiana, con riflessioni sul perché i principi italiani non hanno potere. Ne deduce che il problema sia la frammentazione politica e territoriale dell’Italia. Nel 25° capitolo vengono trattate virtù e fortuna, che sono molto importanti, anche perché la fortuna influisce molto sull’andamento delle cose. Conta molto anche la virtù che secondo Machiavelli non è associata alla bontà, bensì alla capacità di reagire di fronte alle situazioni positive e negative: se positive esse saranno sfruttate, se negative deve prestare attenzione a tutto ciò che lo circonda, che succede e che può essergli nocivo.
Deve infine trasformare il negativo in positivo ed essere lui quindi l’artefice del suo destino; per poter fare questa trasformazione però, deve studiare bene la situazione e approfittarne al massimo. Nel 26° capitolo si esortano i principi a unificare finalmente l’Italia, e Machiavelli ne individua uno in particolare capace dell’impresa, ovvero Cesare Borgia. A causa dell’eccessiva pubblicità a favore di Borgia si è creduto che fosse un simpatizzante del principato, ma ribadisce che la forma di governo migliore sia la repubblica, solamente in caso di crisi nazionale sarebbe stato perfetto il principato.
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