Video appunto: Machiavelli, Niccolò - Capitolo 23 Principe

Sintesi



Il capitolo tratta della necessità da parte del Principe di difendersi da eventuali adulatori ed in un certo modo Machiavelli si riallaccia al capitolo XXII quando sottolineava la necessità che egli sapesse circondarsi di uomini saggi, in grado di adoperare la ragione e a sostenere sempre la verità.
Naturalmente, spetta alla prudenza del Principe consigliarsi con i propri ministri su affari concernenti il governo dello Stato. Egli vaglierà i consigli forniti e delibererà secondo il proprio discernimento, poiché la decisione finale spetta sempre al Principe. Pertanto, egli non si deve servire dei consigli dei suoi ministri in modo passivo, ma soltanto per orientare la propria prudenza verso la decisione che gli apparirà più adatta ai propri fini.

Traslazione in italiano moderno e commento



1. Non voglio tralasciare un argomento importante ed un errore nel quale in principi cadono facilmente, se non sono molto prudenti oppure se hanno una buona abilità nella scelta dei collaboratori. Queste persone [che fanno cadere con facilità il Principe in errore] sono gli adulatori, dei quali le corti principesche sono piene; perché gli uomini tengono in gran conto quelli che esaltano ed accentuano i loro meriti. In questo modo, essi cadono nell’errore, e difficilmente riescono a difendersi da questa piaga dell’adulazione e per volersene difendere si corre il rischio di scadere nella stima dei sudditi. Perché non esiste altra maniera per guardarsi dall’adulazione, se non quella per cui gli uomini siano convinti che non ti offendono nel dirti la verità; tuttavia, quando ognuno può esprimere la propria opinione, si può creare un pregiudizio nei confronti della riverenza che al signore è sempre dovuta [= l’abitudine di dire al signore sempre la verità può comportare una certa familiarità che può causare danno all’ atteggiamento reverenziale dei sudditi verso il proprio signore, atteggiamento che è indispensabile per il potere del principe.
2. Pertanto, il principe prudente deve seguire una terza via, [cioè deve conoscere la verità senza che la sua maestà venga mai meno; gli altri due, entrambi dannosi, sono: ascoltare gli adulatori, permettere a tutti di esprimere liberamente la propria opinione ] che consiste nello scegliere come suoi consigliere uomini accorti e prudenti e soltanto a questi ultimi egli deve concedere la facoltà di dirgli il vero, soltanto relativamente agli argomenti che egli ha sollecitato [in questo modo si evita la familiarità e quindi l’irriverenza che si verrebbe a creare in concomitanza con consigli non richiesti]; il signore deve chiedere il loro parere su ogni cosa, udire le loro opinioni, e successivamente deliberare come meglio crede opportuno. E con questi corpi consultivi e con ciascuno dei membri che li compongono comportarsi in modo tale che ognuno si renda conto che quanto più si parla liberamente, tanto più si è ben accetti: al di fuori di quelli, egli non deve ascoltare [il parere] di nessun altro, bensì mandare ad effetto la deliberazione assunta ed essere molto risoluto nelle sue decisioni. Chi si comporta diversamente o va in rovina a causa degli adulatori o cambia continuamente le proprie decisioni e da questo deriva la mancanza di stima e di prestigio.
3. A questo proposito voglio riportare un esempio tratto da un caso moderno. Prete Luca Rinaldi, ambasciatore e uomo di fiducia dell’imperatore Massimiliano, parlando di [sua maestà disse che non sui consigliava con nessuno e non faceva mai nessuna cosa a modo suo e ciò perché egli seguiva una regola di condotta proprio contraria a quello da me indicata. Perché l’imperatore è una persona riservata, non comunica a nessuno i propri progetti, non si consiglia con nessuno. Quando poi si prepara a metterli in atto, se li vede criticati da coloro che gli stanno intorno; e siccome egli può essere convinto o dissuaso facilmente [= facilmente influenzabile], se ne distoglie [= molti dei suoi progetti cadono quindi nel vuoto. La rappresentazione che Machiavelli dà dell’imperatore Massimiliano ha quasi un sapore comico]. Da questo deriva che quelle cose che fa un giorno, il giorno successivo sono annullate in tal modo che non si riesce mai a capire che cosa voglia o che progetti abbia e che non ci si può fidare delle sue deliberazioni.
4. Pertanto, un principe dovrebbe sempre consigliarsi, ma soltanto quando lui vuole e non quando vogliono gli altri; anzi, deve scoraggiare tutti coloro che gli vogliono dare un consiglio senza che gli sia stato domandato; successivamente, a proposito del consiglio richiesto, che egli sia un auditore del vero [prestare attenzione soltanto a ciò che è verità, anzi dovrebbe adirarsi se si rende conto che qualcuno per timoroso rispetto, non gli dice la verità. Molti credono che qualche principe che da di sé opinione di essere prudente sia stimato tale non per i suoi meriti intrinseci, ma per i buoni consiglieri di cui si circonda, ma essi si sbagliano. Questa è una regola che non fallisce mai: un principe, che di per se stesso non è saggio, non può essere consigliato bene, a meno che, per puro caso, egli non si affidi ad un uomo di grande prudenza che ne orienti ogni azione. In questo caso, potrebbe darsi che egli fosse ben consigliato, ma il governo di tale principe avrebbe una breve durata perché presto il ministro prenderebbe il posto del suo signore; invece, il principe, consigliandosi con diversi ministri, non avrà mai avere pareri concordi, né egli stesso sarà in grado di trarne una decisione coerente; ogni consigliere penserà al proprio vantaggio personale ed il principe non sarà in grado né di conoscere le opere loro, né di correggerle. E non si possono trovare consiglieri diversi da quelli che si comportano così] perché la naturale malvagità degli uomini si manifesta sempre, se essi non sono costretti ad orientarsi verso il bene. [In questa affermazione si nota il pessimismo di Machiavelli che tiene sempre presente la verità effettuale della cosa].
[Tutto ciò premesso], si può concludere che i buoni consigli, da qualunque parte essi provengano, nascano dalla prudenza del principe e che non sia, invece, la prudenza del principe a nascere dai buoni consigli. [In altre parole, questa è la conclusione, che assume quasi l’aspetto di una sentenza: un principe prudente si sa avvalere di buoni consiglieri e fa uso dei loro consigli per raggiungere il proprio scopo; invece, un principe dissennato, anche se avrà dei buoni consigli da chi lo circonda, non sarà capace di agire con prudenza]