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Machiavelli e il Principe


Accenni all’opera del Principe in generale


Machiavelli fu un noto umanista con una forte intelligenza razionale. E’ considerato il fondatore della scienza politica moderna, i suoi principi emergono dalla sua opera più famosa Il Principe.
Machiavelli usa la figura del principe come semplificazione della realtà ed una costruzione testuale ad un futuro messo in pratica dallo stesso principe.
Nel primo capitolo Machiavelli afferma che tutti gli Stati sono principati e repubbliche. I principati secondo lui erano di due tipi. O si era figlio di un re e quindi l’eredità andava a carico del figlio, oppure se si era nuovo poteva essere conquistato con tutto ciò che si aveva, dalle armi, che fossero proprie o no, con la virtù e a volte con un pizzico di fortuna.

Capitolo 17 del Principe


Nel XV capitolo si evince un discorso legato alla morale e su i pro e i contro per mantenere un principato solido e duraturo e sulla stessa base comincia il XVII capitolo, il quale parla della crudeltà e della pietà. Egli prende in esempio Il principe Cesare Borgia: con la sua crudeltà era riuscito a riunificare la Romagna, mentre invece un principe più caritatevole avrebbe lasciato scoppiare disordini nella propria società.
I due esempi proposti da Machiavelli fanno capire al lettore che la scelta che una persona fa, a differenza se sia una persona normale o appartenente all’alta società (nobile, principe, ecc.) può cambiare totalmente il corso del destino di essa.
Secondo Machiavelli è meglio essere amati che temuti, tuttavia è quasi del tutto impossibile cercare di concepire due idee tra loro così tanto conflitto.
Un esempio è quello della famiglia dei Medici, la quale venne rovesciata dal popolo perché non più temuta.
Comunque Machiavelli continuò a lavorare per la Repubblica fino al 1512 finché la famiglia dei Medici riuscì a riprendersi Firenze, Machiavelli alla fine un anno dopo essere licenziato venne imprigionato con l’accusa di attività contro la famiglia che governava Firenze.
Nel capitolo XVII si parla del pessimismo machiavelliano, egli osserva come l’uomo sia un personaggio terribile che non concederebbe nemmeno il suo bene più prezioso perché egoista, pero quando è il principe ad averne bisogno egli si rivolta.
Qui Machiavelli introduce un’altra caratteristica del Principe, egli deve essere temuto ma non odiato e non deve commettere crimini come uccidere o rubare. Ma soprattutto non deve rivolgersi alle proprietà del suddito, perché per l’uomo è più semplice scordarsi della morte di un parente a lui caro piuttosto che della perdita del proprio patrimonio.
Il poeta alla fine riassume in poche righe il proprio pensiero sulla differenze che compongono i termini: “amato e temuto”.

A cura di Alessandro.

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