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PIRANDELLO

BIOGRAFIA: Nasce nel 1867 in provincia di Girgenti (Agrigento) e si trasferirà a Roma (dove si laurea) e a Bonn per studiare lettere.
“Il fu Mattia Pascal” è l'opera che nel 1904 gli apre la strada. Lo impegnerà molto l'attività teatrale. Nel 1934 gli viene conferito il Nobel per la letteratura. Nel 1936 muore per una polmonite.

OPERE: “Il fu Mattia Pascal” (romanzo, 1904); “L'umorismo” (saggio, 1908); “Maschere nude” (raccolta delle opere teatrali, 1918); “Novelle per un anno” (raccolta, 1922); “Uno, nessuno e centomila” (romanzo, 1922)

SAGGIO SULL'UMORISMO (VITA E FORME)

Pirandello pensa che il vita sia il fluire incessante e libero dell'esistenza, che però viene imbrigliato dalle convenzioni sociali che impongono all'uomo un'identità fittizia, una maschera, una forma. Si convive inconsapevolmente con queste maschere, rinunciando al fluire della vita autentica. Ci sono però momenti in cui la vita vera riesce a emergere: sono i momenti della follia o della creazione artistica, o attimi casuali di per sé insignificanti, in cui si verifica uno strappo improvviso del tessuto delle funzioni quotidiane. Danno una visione nuova dalla quale non si può più tornare indietro.

Pirandello fa la distinzione tra comicità e umorismo. La comicità è l'”avvertimento del contrario”, cioè si avverte che ciò che si ha di fronte è il contrario di ciò che dovrebbe essere. Quando subentra la riflessione, entra in campo il “sentimento del contrario” che fa capire la tragedia che sta sotto.
Nei racconti la verità non è più una e non è né certa né assoluta (lanterninosofia, relativismo conoscitivo).

IL FU MATTIA PASCAL

E' un racconto retrospettivo in quanto la vicenda è narrata dalla fine. All'interno del racconto ci sono anche delle riflessioni filosofiche (lanterninosofia).
Trama: Mattia Pascal vince al casinò, ma nella strada verso casa scopre che la moglie lo ha riconosciuto morto. Decide quindi di non tornare, creandosi un'altra maschera, quella di Adriano Meis, ma alla fine anche questa gli starà stretta e fingerà un suicidio. Torna dalla moglie che però non lo riconosce, e questo lo costringerà a vivere nel monastero di Miragno, vicino al cimitero dove è sepolto. Testi: “Lo strappo nel cielo di carta” “La lanterninosofia” “Il fu Mattia Pascal”. Tratta molto il tema del relativismo conoscitivo, soprattutto nella lanterninosofia.(ognuno ha il suo lanternino che gli illumina la realtà, ma non potrà mai conoscere quella vera, perchè in base al vetro, ciò che viene illuminato cambia.

NOVELLE

“Il treno ha fischiato...”
Il personaggio scopre che una via alternativa alla sua vita monotona e faticosa c'è. Può gettare la maschera quando vuole. Il delirio del protagonista diventa la porta attraverso cui si rivela una verità nascosta ma più profonda e vera di quella che accade normalmente sotto i nostri occhi.
“La trappola”
Non riusciamo mai a comunicare noi stessi agli altri. Ognuno interpreta con la sua “lanterna” le maschere degli altri, creando incomprensioni e incomunicabilità. La trappola sono le maschere e le forme che ci sono convenienti, ma che si imprigionano.

IL METATEATRO

Ha scritto più di 40 commedie teatrali contenute in “Maschere nude”. Ma tre prendono il nome di Teatro nel teatro, o Metateatro: “Sei personaggi in cerca d'autore”, “Ciascuno a suo modo” e “Questa sera so recita a soggetto”.
Nel metateatro il cade la quarta parete, il pubblico non è più proiettato dalla sua funzione di spettatore, ma è coinvolto.
“Sei personaggi in cerca d'autore”
Scardinamento del teatro borghese. Vediamo il personaggio nella sua nudità, che non riesce a comunicare pienamente se stesso. Evidenzia l'impossibilità dell'attore di mettere in scena i drammi e di comprenderli nella sua veridicità. Fraintendimento. Le commedie pirandelliane presentano tutte il rapporto vita-forme.

“Così è (se vi pare)”

La verità non esiste. In quest'opera trionfa il relativismo conoscitivo. La vicenda è ambientata in un paese dove il signor Ponza si dichiara sposato con una donna che la signora Frola afferma essere sua figlia. C'è una grande discussione, alla fine della quale esce la donna, velata che risponde: “Per me, io sono colei che mi si crede”.

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