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Il treno ha fischiato (Luigi Pirandello)


dalle Novelle per un anno

La novella ha la struttura dell’inchiesta: la realtà dei fatti (la verità sulla presunta follia di Belluca) emerge poco a poco e si chiarisce al lettore solo quando la voce narrante rivela il suo ruolo nel racconto. La spiegazione procede per gradi e il primo passo è la ricostruzione della personalità e della vita abituale di Belluca. Pirandello raffigura le angustie e l’insopportabile miseria della vita piccolo borghese secondo la sua particolare concezione metafisica della realtà: Belluca rappresenta l’uomo “intrappolato” nella “forma” impostagli dal suo lavoro di computista e dalla famiglia opprimente. Quella che potrebbe essere una rappresentazione naturalistica della società piccolo borghese assume, quindi, i toni di un deliberato umorismo ed è portata all’assurdo attraverso una serie di esagerazioni iperboliche.

La spiegazione dei fatti prosegue con l’esposizione diretta del protagonista e si nota, perciò, come l’ottica del racconto penetri via via il velo di enigmaticità che lo riveste (dalla spiegazione dei colleghi di lavoro si passa a quella del narratore-testimone e quindi alla voce dello stesso Belluca). Si chiarisce la causa che ha spinto Belluca a ribellarsi alla “forma” impostagli dalla sua condizione di vita: il fischio di un treno nel silenzio della notte. Il fatto, in sé insignificante, è come un’“epifania” che rivela al protagonista l’esistenza della “vita” al di fuori della “trappola” sociale. E questa “vita” si presenta in una prospettiva spaziale immensa (il treno che viaggia tra Firenze, Bologna, Torino, Venezia, la Siberia e il Congo) rispetto all’angusta camera in cui Belluca dorme e all’altrettanto stretto posto di lavoro.

La rottura del meccanismo alienante genera in Belluca atteggiamenti folli, poiché l’irrompere della “vita” rende insopportabile la “forma” di cui egli è finalmente consapevole. Tuttavia, la follia proposta da Pirandello ha una sua logica nella funzione di rivelazione della “vita”: è ciò che inceppa il meccanismo della “forma” e rende ovvia la natura della “trappola” sociale. Dei personaggi pirandelliani Belluca è fra quelli che “hanno capito il gioco” ed hanno preso coscienza della vera natura della realtà. Nel suo caso, però, tale presa di coscienza non si traduce in un rifiuto del meccanismo sociale, ma in una momentanea evasione da esso. Egli si rende conto che in futuro avrà a disposizione la fantasia come valvola di sfogo: potrà viaggiare con quel treno di cui ha udito il fischio e sopportare, così, il peso della sua misera esistenza.

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