Video appunto: Pirandello, Luigi - Il fu Mattia Pascal, finale
Nella parte conclusiva del romanzo si vuole in realtà esprimere non la necessità di aderire all’identità individuale, ma la necessità di rinunciarvi, di dissolverla nel
divenire della vita universale, eterna, come suggerisce la lanterninosofia. Mattia non arriva a comprenderlo, non approda alla soluzione che sarà di Vitangelo Moscarda, ciò a rinunciare deliberatamente alla propria identità, sprofondando gioiosamente nel fluire della vita, senza più rapprendersi in alcuna forma.
Mattia Pascal si ferma quindi a distruggere l’illusione sull’identità individuale, ma non va oltre. Il momento invece costruttivo sarà compiuto da Moscarda, come suggerito. Significativa è infatti l’ultima frase del romanzo, che ne motiva il titolo: Io sono il fu Mattia Pascal; l’eroe a differenza di Moscarda non rinuncia totalmente al nome, segno esteriore dell’identità. Si accontenta di porgli davanti la particella fu, che indica l’avvenuta perdita dell’identità, ma anche l’incapacità di trovare una soluzione alternativa. È infatti un definizione per via negativa: il protagonista non afferma ciò che è, ma cosa non è più.

Questo vivere di attimo in attimo, in perenne mutazione, è una condizione esaltante. Infatti se la conclusione del Fu Mattial Pascal era negativa, Uno, nessuno, centomila propone un messaggio positivo: Moscarda realizza al massimo grado l’estraniazione, poiché nessun legame lo unisce più alla società. Afferma infatti la città è lontana, il luogo per eccellenza del vivere sociale.