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Il concetto di “vita” e “forma” e “maschera” in Pirandello


La visione del mondo di Pirandello è pessimista e piuttosto articolata.
Nel saggio L’umorismo, Pirandello affronta il problema del rapporto fra vita e forma, analizzando la contraddizione fra forma e vita, fra norme, consuetudini e ideali da un lato e il flusso nascosto delle sensazioni e della spinta irrazionale delle pulsioni dall’altro.
Quando il meccanismo che ci costringe a vivere immersi nella forma si interrompe, viene a mancare l’ adesione alla forma, alla società, alle consuetudini e allora guardiamo, con distacco, noi stessi agire in essa: diventiamo, cioè, estranei a noi stessi. Oppure, in altri momenti, percepiamo, al di là della forma, la forza e il caos della vita, un qualcosa di indistinto, un vuoto che ci fa paura, e contemporaneamente avvertiamo tutta la miseria di una vita ridotta ad un puro meccanismo sociale, a un gioco di maschere, ad un gioco delle parti.
Per Pirandello
a) La vita è un fluire continuo e quindi dinamico che la nostra coscienza s’illude di poter fermare. Vita = ragioni interiori, pulsioni autentiche, sogni, desideri
L’individuo è portato dal raziocinio, a fissare il fluire continuo della vita in forme stabili, quali i valori morali, gli ideali, i concetti, le convenzioni e i ruoli e tutte le altre costruzioni della mente che però si rivelano fittizi.
b) La forma è la “parte fissa” che l’uomo è costretto dalle convenzioni sociali a “recitare” e per mezzo della quale egli s’inserisce nelle relazioni sociali che, prese nel loro insieme, appaiono come un complesso e gigantesco “gioco delle parti”. Forma = obblighi sociali e familiari, abitudini, ideali, occupazioni, illusioni, sentimenti, autoinganni, ruoli sociali in cui si è costretti. In pratica,
In pratica, il flusso della vita esiste in tutti gli uomini. Per spiegare questo concetto, Pirandello ricorre ad una metafora: il flusso della vita è come un fiume, che noi cerchiamo di arginare, costruendoci una personalità e dandoci dei doveri e assumendo una maschera e quindi ricorrendo ad un autoinganno.
La forma “uccide” la vita perché pretende di fissare ciò che è mobile, mutabile, fluido, e perché tende a dare un valore assoluto a ciò che, invece, è relativo.
La maschera
La vita scorre continuamente, mentre le forme pretendono di fermarla: tuttavia le possibilità della vita possono rivelarsi agli individui solo attraverso quei ruoli che le convenzioni sociali impongono. Così l’individuo, calandosi in ognuna di queste “ forme chiuse”, ha l’illusione di aver realizzato il meglio di sé; ma, una volta assunta la “forma”, e quindi calatosi nella parte, l’uomo non può liberarsene e, d’altra parte, la società non glielo permetterebbe.
Le forme sono quindi le maschere che gli altri ci impongono o che noi stessi, con i nostri autoinganni, ci imponiamo.
Costretto nelle “forme” imposte dalle convenzioni sociali che sono specie di di maschere, in realtà, l’uomo non può mai essere se stesso, poiché di sé ha sempre un’immagine falsa e incompleta; questo a lui non consente di conoscere se stesso e agli altri non dà possibilità conoscerlo. Il contrasto fra vita e forma è il contrasto tra vita e maschera, tra realtà e apparenza
Dal contrasto fra “forma” e “vita” sorge il dramma dell’uomo: l’uomo è costretto a bloccare il suo interno istinto vitale e ad assumere una maschera imposta dalle convenzioni sociali. La conseguenze di questo dramma è duplice:
a) coloro che sono incapaci di vivere nei limite della maschera si lasciano letteralmente travolgere dal “flusso continuo della vita” e arrivano alla pazzia
b) coloro che si accorgono che è impossibile essere se stessi in modo autentico, a causa dell’inganno esercitato dalle apparenze di tutti i giorni, si sentono estranei di fronte alla realtà che li circonda e questo provoca una situazione di sofferenza.
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