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Contesto Storico:

siamo intorno al 1200, periodo comunale, post feudale. la società è sicuramente in crescita e l’economia va sviluppandosi. L’Italia è centrale per importanza nei commerci e sede del mercato internazionale. A fronte di questo sviluppo nato dall’incremento demografico nelle campagne, manca una diffusione capillare di preti, monaci e uomini di chiesa che spieghino la parola. C’è un’aridità di fondo però perché la gente non ha possibilità di essere istruita. San Francesco ha la necessità sociale di riproporre il messaggio cristiano.

Nel precedente sistema feudale il signore imponeva lavori dei quali il servo era mero esecutore. A lui dunque non era richiesto di pensare. Passando dai feudi ai borghi, l’artigiano comincia a progettare qualcosa in cui si potrà riconoscere. Più diventa abile e più deve calcolare tempi e materiali. Se prima era suddito prono e chino al signore, ora deve ottimizzare le sue conoscenze per costruirsi una vita autonoma. Sviluppa il suo pensiero emancipato.

Molti fattori avevano comportato un notevolissimo incremento della popolazione, tanto che le campagne iniziano ad essere strette per le aspettative di vita.

Le città, che erano state punte di diamante per l’urbana società romana, si erano spopolate dopo il crollo dell’impero, prede ghiotte delle invasioni barbariche. È così che ad esempio è nata Venezia, dalla fuga degli abitanti di città come Padova.

A tutelarle però era rimasta l’autorità episcopale, personificata nel vescovo, che nei periodi di passaggio si occupava anche dell’organizzazione sociale, dell’urbanistica, dell’aspetto economico… La chiesa dunque era rifugio per la popolazione. Gli Episcopi soprattutto dai 1000 tengono riferimento anagrafico, anche solo per i battesimi. Esercitano dunque sia potere spirituale sia temporale. L’agire terreno viene visto come sacrificio a Dio e motivo di santificazione. Nonostante il forte sviluppo demografico e l’emancipazione sociale di chi dalla campagna emigra in città, non è un periodo di belle speranze. È un periodo apocalittico: la vita era durissima e la morte all’ordine del giorno, a causa di epidemie, guerre e carestie. L’aspettativa di vita era brevissima e la mortalità infantile alle stelle. Il territorio è ostile, perché la terra è difficile o paludosa, il che rende i lavori pesanti. La natura è vista come nemica e avversa.Contesto Ecclesiale:

San Francesco visse in un periodo in cui il soglio di Pietro è occupato da Innocenzo III, eletto a soli 37 anni, che pur trovando la chiesa in un periodo di profonda crisi non fu affatto un pontefice da poco. Per rendere l’idea fu lo stesso Papa che si occupò dell’educazione di Federico II di Svevia o che indisse la quarta crociata nel 1198 e che istituì il tribunale dell’inquisizione. Uomo, di grandissima cultura, Innocenzo III doveva rappresentare un solido caposaldo in grado di dare risposte al fiorire di ordini e gruppi religiosi non sempre fedeli alla Chiesa (come i patarini o i catari). Benché sia notevole il potere della chiesa di ingerenze in ambito temporale, risulta carente sotto il punto di vista spirituale e secondo strutture e ministri capaci. Le ricchezze sempre più grandi che la chiesa aveva accumulato in grazia di donazioni, dispense, indulgenze e con l’estensione della giurisdizione ecclesiastica, stuzzicò la cupidigia e permise il dilagare di piaghe come la simonia, la corruzione, il nepotismo o il nicolaismo. La messa era praticamente l’unico luogo di aggregazione pacifica e l’unico momento di istruzione per molti era la predica, spesso pronunciata da ministri altrettanto ignoranti.

Dottrina Ecclesiastica e Francescana:
crescendo fra fatiche e sofferenze per forza si prova un certo scetticismo della vita.

La chiesa risponde al senso di precarietà della sopravvivenza più che del vivere, dando più importanza alla vita ultraterrena. Il paradiso è idealizzato come fine delle sofferenze, ma dall’altro lato tutto ciò che è terreno viene svalutato. L’uomo e la sua corporeità sono emblema del peccato e della malvagità secondo la visione ecclesiale, che purifica le carne con la morte. Non a casa la santità era considerata mortificazione del corpo. Nel medioevo, dunque, senza i conforti della religione e senza le spiegazioni necessarie il cristianesimo era diventato solo timore e superstizione, tanto che la divinità non era rappresentata, se non al massimo con un triangolo con l’occhio (solo dal rinascimento, in particolare con Masaccio, si dà corporeità a Dio, mentre prima sarebbe sembrato sacrilego, perché la carne era potenzialmente colpevole).

Al contrario, secondo San Francesco, l’uomo è immagine di Dio e ne porta dentro le tracce, anche se è vincolato dai bisogni terreni. Queste si possono trovare annullando la porzione umana.

Inoltre, la terra non è semplicemente creata da Dio, ma ne è dono agli uomini. Non deve quindi essere necessariamente essere ostile. Il santo tenta di farne notare la bellezza anche all’uomo più umile. La natura non è un pericolo con il quale l’uomo si trova a combattere, ma è un dono. Fa capire che con il lavoro di ammaestramento si può convivere e intervenire su di essa.

Questo dà la possibilità di guardare alla realtà con un occhi più fiducioso e le aspettative riescono a rimuovere il pensiero della morte.

San Francesco così facendo riscatta anche l’immagine umana, che è pur sempre figlio di Dio e al quale l’uomo deve avvicinarsi. Dio è lontano dalla visione di giudice severo, e più simile a un padre buono che dona e ama. Infine, la famigliarità non è solo con il creato, ma addirittura con la morte, elemento necessario della creazione e dunque anch’essa amica. F. non vuole rimarcare la pochezza dell’esistenza ma invita alla contemplazione del creato, che nelle cose semplici è rivalutato. Il poeta toglie al creato la banalità e la scontatezza del vivere. Nella forza dello stesso trova la comunione fra uomo e natura che si dimentica di vivere con l’intensità giusta. Anche se la sua predicazione sarà itinerante, soprattutto in città, si rivolge a tutti i lavoratori, specialmente a quelli manuali e non sarà mai un eremita.

Giotto:
a una settantina d’anni dalla sua scomparsa, vede che la parola di San Francesco ha trovato terreno in quella società corrotta, con tendenza unidirezionale verso il dio denaro. Questo pittore fu incaricato di affrescare la basilica superiore, con un ciclo di storie raffiguranti i momenti salienti della vita del Santo. Fra i più celebri c’è il processo al cospetto del vescovo di Assisi, detto “rinuncia degli averi”, poiché Francesco si spoglierà completamente dei suoi beni davanti al padre e alla folla, per mostrare abbandono a Dio, come un poveretto. Anche in questo doloroso momento San Francesco sente di poter dare una lezione. Benché susciti ilarità, affronta il discredito per la sua fede, finché interviene il vescovo per coprirlo con il suo mantello, simbolo della legittimazione da parte della chiesa.

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