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Rustico di Filippo - Ne la stia mi par esser col leone


Ne la stia mi par esser col leone
quando a Lutier son presso ad un migliaio,
ch'e' pute più che 'nfermo uom di pregione
o che nessun carname o che carnaio.

Li suo' cavegli farian fin buglione
e la cuffia faria ricco un oliaio
e li drappi de•lin bene a ragione
sarian per far panei di quel massaio.

E' sente tanto di vivarra fiato
e di leonza e d'altro assai fragore,
mai nessun ne trovai sì smisurato;

ed escegli di sopra un tal sudore
che par veleno ed olio mescolato:
la rogna compie, s'ha mancanza fiore.

Parafrasi


Mi sembra di stare in una gabbia con un leone,
quando mi trovo alla distanza di un miglio da Luttieri,
perché puzza più di un malato in prigione
o più di qualsiasi carne putrefatto o mucchi di cadaveri

I suoi capelli farebbero un brodo molto denso,
e la sua cuffia [da tanto che è unta] farebbe ricco un venditore di olio;
e i suoi vestiti di lino sarebbero proprio adatti
a fare stracci a buon mercato.

Puzza tanto di fetore di stalla
e di lonza e di altri fragranze:
[che] mai ne ho trovato di odori così intensi!

E per giunta, gli esce un tale sudore,
che sembra essere veleno mescolato ad olio;
la rogna completa l’insieme se vi manca qualcosa [per completare].

Commento


Il sonetto, costruito secondo lo schema metrico abab, abab, cdc, dcd, è un esempio di vituperium, cioè di invettiva che ritrae i protagonisti, ricorrendo a caricature molto accentuate. Il sonetto ha uno sfondo politico perché prende di mira un certo Luttieri, un personaggio di parte guelfa, mentre Rustico di Filippo era ghibellino.
Il tema è quello della sporcizia e della conseguenze puzza di Luttieri.
Il linguaggio, volutamente triviale, secondo i modi del vivere quotidiano, è comico e per questo esso si pone agli antipodi del linguaggio poetico stilnovista e della poesia provenzale o siciliana. In esse, era ammesso parlare solo di sentimenti e distati d’animo; quando si dovevano evocare alcuni particolari fisici della donna amata, il poeta si limitava o a descrivere la bellezza spirituale della donna che veniva quindi smaterializzata, come succede nella poesia stilnovistica. Dell’amante venivano descritte le reazioni fisiologiche causate dall’Amore: tremore, confusione, arrossamento del viso, ma non si andava oltre. Negli stessi anni, per contrapposizione si fanno avanti poeti, come Rustico di Filippo, che attua una scelta contraria: descrizione di oggetti quotidiani, particolari realisti a volte sgradevoli.
Nel sonetto hanno un ruolo preponderante tutto quanto si riferisce alla fisicità o alla corporeità e soprattutto alle sensazioni olfattive: la gabbia dei leoni, l’odore emanato dall’ uom di prigione, il tanfo di cadaveri o di carne umana putrefatta, il fetore della stalla e della lonza, il termine fragore = fragranza, utilizzato in modo ironico, il sudore di Luttieri, sono tutte immagini e sensazioni inimmaginabile nelle poesia stilnovistica.
Le similitudini, i paragoni e le iperboli sono molto frequenti nel sonetto; sono tecniche proprie della poesia giocoso-realistica che hanno lo scopo di produrre un effetto grottesco: il puzzo di Luttieri si sente perfino ad un miglio di distanza, il grasso della cuffia arricchirebbe un venditore di olio, Luttieri puzza più di un ammasso di cadaveri o carne in via di putrefazione.
La struttura sintattica è piuttosto elementare e soprattutto ripetitiva: essa è costruita sempre intorno alla proposizione principale a cui fa seguito una causale oppure una consecutiva.
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