Concetti Chiave
- Il Veglio della Montagna creò un giardino paradisiaco tra due montagne, con frutti, palazzi decorati e intrattenimenti, per far credere ai giovani di trovarsi in paradiso.
- I giovani venivano drogati con oppio e trasportati nel giardino, dove si svegliavano convinti di essere in paradiso, grazie alla presenza di musiche e piaceri.
- Per eseguire omicidi, il Veglio sceglieva i giovani più vigorosi e prometteva loro il ritorno in paradiso, manipolando la loro fede e desiderio di ritornarvi.
- Il termine "assassino" deriva da "haschischiyyah", riferendosi ai membri della setta che consumavano hashish su ordine del Veglio per compiere missioni omicide.
- Marco Polo racconta la storia del Veglio come un racconto favoloso, dove egli manipola abilmente la psicologia dei giovani promettendo un falso paradiso.
Indice
Testo
Del veglio della montagna, e come fece il paradiso, e gli assessini.“Milice (Mulchet) è una contrada dove il veglio della montagna soleva dimorare anticamente. Or vi conteremo l’affare, secondo che messer Marco intese da piú uomini.
Lo veglio è chiamato in lor lingua Aloodyn (Aloadin). Egli avea fatto fare fra due montagne in una valle lo piú bello giardino e ’l piú grande del mondo; quivi avea tutti frutti e li piú belli palagi del mondo, tutti dipinti ad oro e a bestie e a uccelli. Quivi era condotti: per tale veniva acqua, e per tale mèle e per tale vino. Quivi era donzelli e donzelle, gli piú belli del mondo e che meglio sapevano cantare e sonare e ballare; e faceva Io veglio credere a costoro che quello era lo paradiso. E per ciò il fece, perché Malcometto disse che chi andasse in paradiso avrebbe di belle femmine tante quante volesse, e quivi troverebbe fiumi di latte e di miele e di vino; e perciò lo fece simile a quello che avea detto Malcometto. E gli saracini di quella contrada credevano veramente che quello fosse lo paradiso; e in questo giardino non entrava se non colui cui egli voleva fare assassino. All’entrata del giardino avea un castello sí forte, che non temeva niuno uomo del mondo. Lo veglio teneva in sua corte tutti giovani di dodici anni, li quali li paressono da diventare prodi uomini. Quando lo veglio ne faceva mettere nel giardino, a quattro, a dieci, a venti, egli faceva loro dare bere oppio, e quegli dormivano bene tre dí; e facevagli portare nel giardino, e al tempo gli faceva isvegliare. Quando gli giovani si svegliavano, egli si trovavano lá entro e vedevano tutte queste cose, veramente si credevano essere in paradiso. E queste donzelle sempre istavano con loro in canti e in grandi sollazzi; donde egli aveano sí quello che volevano, che mai per lo volere si sarebbono partiti di quello giardino. Il veglio tiene bella corte e ricca, e fa credere a quegli di quella montagna che cosí sia com’io v’ho detto. E quando egli ne vuole[ mandare niuno di quelli giovani in niuno luogo, li fa loro dare beveraggio che dormono, e fargli recare fuori del giardino in sul suo palagio. Quando coloro si svegliono, trovansi quivi, molto si maravigliano, e sono molto tristi che si trovano fuori del paradiso. Egli se ne vanno incontanente dinanzi al veglio, credendo che sia un gran profeta, e inginochiansi. Egli gli domanda: — Onde venite? — Rispondono: — Del paradiso, — e contangli quello che v’hanno veduto entro, e hanno gran voglia di tornarvi. E quando il veglio vuole fare uccidere alcuna persona, egli fa tôrre quello lo quale sia piú vigoroso e fagli uccidere cui egli vuole; e coloro lo fanno volentieri, per ritornare nel paradiso. Se scampano, ritornano al loro signore; se è preso, vuole morire, credendo ritornare al paradiso.
E quando lo veglio vuole fare uccidere niuno uomo, egli lo prende e dice: — Va’, fa’ tal cosa; e questo ti fo perché ti voglio fare ritornare al paradiso. — E gli assassini vanno e fannolo molto volentieri. E in questa maniera non campa niuno uomo dinanzi al veglio della montagna, a cui egli lo vuole fare; e sí vi dico che piú re li fanno tributo per quella paura
.”
Trasposizione in italiano moderno
Milice è una città in cui il Veglio della Montagna, anticamente, era solito risiedere. Ora, vi racconterò un fatto come a Marco fu riferito da più persone.Nella loro lingua, il Veglio viene chiamato Ala-uddin. In una valle chiusa da due montagne aveva fatto realizzare il più bello e più grande giardino del mondo. Vi aveva fatto piantare tanti alberi da frutto e fatto costruire i palazzi più belli del mondo, tutti decorati con oro, e con raffigurazione di animali e uccelli; vi erano anche delle tubature attraverso le quali arrivava acqua, miele o vino; c’erano [anche] dei giovani uomini e delle giovani donne, i più belli del mondo e nessuno meglio di loro sapeva cantare e suonare [uno strumento]. E il Veglio faceva credere loro di trovarsi in paradiso. Egli aveva ideato tutto ciò perché Maometto aveva detto che coloro che fossero andati in paradiso, avrebbero avuto [a disposizione] tutte le belle donne che avesse desiderato, e vi avrebbe trovato fiumi di latte, di vino e di miele. Per questo motivo, fece realizzare il giardino, simile in tutto a quanto Maometto aveva detto; e i saraceni di quella regione credevano senza ombra di dubbi che quello fosse il paradiso.
In questo giardino poteva entrare soltanto colui che il Veglio intendeva trasformare in “assassino”. All’ingresso del giardino si ergeva un castello così ben fortificato da non temere alcun assedio. Il Veglio manteneva alla sua corte tutti i giovanetti di 12 anni che gli sembrassero avere le potenzialità per diventare uomini valorosi. Prima di farli entrare nel giardino, a gruppi di 4, di 10, di 20, faceva somministrare loro una bevanda con dell’oppio; i giovani cadevano in un sonno profondo per 3 giorni; ordinava, quindi, che fossero trasportati nel giardino e qui venivano svegliati. Quando essi si svegliavano, vedendo in che ambiente meraviglioso si trovavano, pensavano di essere in paradiso. Le fanciulle restavano sempre in loro compagnia, cantando e divertendosi; e avevano a disposizione tutto ciò che desideravano a tal punto che non avrebbero mai voluto lasciare il luogo. Il Veglio, da parte sua, manteneva intorno a sé una corte sontuosa e opulenta per far credere che quanto descritto fosse realtà. Quando egli voleva inviare uno di quei giovani altrove [per compiere un misfatto], dopo avergli fatto somministrare una bevanda [oppiacea] che causava un sonno profondo, veniva trasportato nel suo palazzo [e quindi] fuori dal giardino. Quando egli si svegliava, si meravigliava e si rattristava dato che si trovava fuori dal paradiso. Allora, si presentava al cospetto del Veglio e credendo che fosse un profeta si inginocchiava davanti a lui; alla domanda del Vecchio “Da dove vieni?” gli rispondeva di venire dal paradiso, gli raccontava tutto ciò che aveva visto e terminava chiedendogli di poterci ritornare. Allora, quando il Veglio voleva uccidere qualcuno, sceglieva dal gruppo dei giovinetti quello più robusto e gli faceva uccidere chi voleva lui. E i ragazzi eseguivano volentieri l’ordine per poter poi ritornare in paradiso; se dall’omicidio ne uscivano vivi, ritornavano [al castello del Veglio] ; se venivano catturati, desideravano morire, credendo che così, sarebbero ritornati in paradiso.
E quando il Veglio volevano eliminare qualcuno, chiamava il giovane per dirgli: “Compi questa azione; te lo ordino perché desidero che tu ritorni in paradiso. E gli “assassini” eseguivano l’ordine molto volentieri. In tal modo, nessuno riusciva a vivere nella valle del Veglio della Montagna, se quest’ultimo decideva di sopprimerlo; e vi dirò di più: per paura i re gli versavano dei tributi.
Spiegazione
Ne “Il Milione”, Marco Polo, ad un certo punto, parla della setta eretica musulmana degli “assassini”, agli ordini del Veglio della Montagna. Questa setta era un ramo della setta degli ismailiti, una corrente a sua volta sciita fondata nel 1090, dal persiano Hassan-ibn-Sabbah, un deciso combattente contro i musulmani ortodossi.
Il termine “assassino”
Prima di continuare, è utile fare una parentesi per spiegare il termine “assassino”. La parola italiana “assassino” deriva propri dall’appellativo dato ai componenti della setta del Veglio, o meglio dall’arabo “haschischiyyah” che significa “uomini che consumano hashish”. Il Veglio era solito somministrare ai giovani prescelti per le missioni omicide degli ismailiti delle dosi di droga (che Marco Polo chiama “oppio”), rendendoli così succubi della sua volontà. Nella poesia cortese, sia francese che italiana, il termine viene usato in modo molto romantico perché indica l’amante, poiché la dipendenza dell’ “assassino” dal suo capo politico e religioso viene assunta come metafora della fedeltà assoluta dell’amante verso la donna amata. Nell’Inferno anche Dante adopera il termine assassino, ma ormai con significato che abbiamo oggi per indicare un omicida spietato. Il titolo di Vegli si trasmise a tutti i successori di Hassan-ibn-Sabbah fino al personaggio descritto da Marco Polo, Ala-uddin-Mohammed, vissuto dal 1220 al 1255.
La versione di Marco Polo
Marco Polo raccoglie una versione piuttosto romanzesca del metodo del Veglio e lo trasforma in una sorta di racconto favoloso, inserendolo in una novella di finta magia. In questa versione, il Veglio è rappresentato come l’astuto creatore di finzioni, capace di manipolare con particolare finezza la psicologia delle vittime predestinate. Innanzitutto, egli gioca sull’immaginario religioso dei giovani su cui ha messo gli occhi: sa bene come essi rappresentano il paradiso secondo i dettami di Maometto, per cui allestisce un finto luogo di delizie, corrispondente esattamente all’aspettativa di quei giovani. Per di più, egli porta nel suo “paradiso” profondamente addormentati per l’effetto della droga: in tal modo, essi credono di poter veramente sperimentare le delizie dell’aldilà. Poi, con lo stesso metodo, li riconduce nella vita reale, così il gioco è fatto ed essi saranno disposti ad eseguire qualsiasi ordine il Veglio impartisca, a perpetrare qualsiasi misfatto, pur di ritornare, vivi o morti, nel paradiso cui hanno sperimentato la visione.