Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Notizie sull’autrice
  2. Testo
  3. Parafrasi
  4. Interpretazione commento

Notizie sull’autrice

La storia legata a questa scrittrice è abbastanza inusuale. Essa compare nei testi come Monna Nina o Nina da Messina, ma molto più frequentemente come Nina siciliana. Pare che sia stato Guido della Colonne ad introdurla alla corte di Federico II e, secondo la leggenda, per merito suo l’imperatore concesse la grazia a Pier della Vigna, ma la donna arrivò nelle carceri quando ormai l’uomo si era suicidato. Per alcuni critici, la donna non sarebbe mai esistita e per altri sarebbe esistita soltanto nell’immaginazione dell’editore Giunti di Firenze. A parte queste notizie discordanti, nel sonetto si nota che la lingua e lo stile richiamano l’ambiente toscano più che quello siciliano. Comunque di lei ci sono stati tramandati solo due sonetti: il primo è quello che verrà esaminato nell’appunto, l’altro si inserisce ina “tenzone” poetica col lo scrittore toscano Dante da Maiano che si era follemente innamorato della donna (un esempio di amore “a distanza”).

Testo

Tapina me che amava uno sparviero,
amaval tanto ch’io me ne moria;
a lo richiamo ben m’era maniero,
ed unque troppo pascer nol dovria.
Or è montato e salito sì altero,
assai più altero che far non solia;
ed è assiso dentro a un verziero,
e un’altra donna lo tiene in balìa.
Isparvier mio, ch’io t’avea nodrito;
sonaglio d’oro ti facea portare,
perché nell’uccellar fossi più ardito.
Or sei salito siccome lo mare,
ed hai rotto li geti e sei fuggito,
quando eri fermo nel tuo uccellaro.


Parafrasi

Povera me che amavo uno sparviero:
lo amavo talmente, da morire (= “ch’io ne morìa - questa espressione è ancora viva nell’italiano moderno)
ed era ubbidiente al richiamo
e mai mi dovevo preoccupare di nutrirlo troppo [perché essendo addomesticano ci pensava in modo autonomo]
Ora è volato in alto, così orgoglioso
e assai più in alto di quanto non fosse solito fare;
ed è accovacciato dentro un giardino,
ed è probabile che un’altra donna lo tenga in suo potere .
O sparviero mio, che ti avevo nutrito;
ti adornavo, facendoti portare un campanellino d’oro
affinché tu fossi più audace nel cacciare gli uccelli; (La presenza di un campanello permetteva al rapace di allontanarsi di più e quindi di poter dare la caccia in modo più intraprendente)
ora sei diventato più orgoglioso come un mare in tempesta,
hai spezzato il lacci e sei fuggito (I lacci sono i lacciuoli di pelle che durante il Medioevo si legavano alle zampe dei falchi per renderli domestici e trattenerli sul trespolo)
quando eri ormai esperto (= “fermo”) nell’arte della caccia.(oppure “in un momento di sosta mentre stavi cacciando”)

Interpretazione commento

Apparentemente il testo è di facile comprensione: una donna aveva addomesticato un falcone, nutrendolo e mettendogli al collo un campanellino perché nella caccia si potesse allontanare di più. Ma un giorno si è liberato dai lacci che lo tenevano legato al trespolo e se ne è volato via per rifugiarsi in un giardino, e probabilmente è un’altra donna che ora lo possiede.
Il componimento è velato da tristezza e si nota anche la pena della donna nel vedere che il suo falcone l’ha abbandonata.
In realtà, il testo non è soltanto un racconto fiabesco, ma nasconde un tutt’altro significato, molto doloroso.
L’uomo (= lo sparviero), ad un certo punto, “fermo nel suo uccellare”, quando sembrava essere molto innamorato ha deciso di abbandonare la donna amata, di rifugiarsi in un boschetto (forse un’allusione sessuale) e di accettare di essere dominato da un’altra donna, dimostrando così tanta ingratitudine verso colei che fino ad allora l’ha curato e amato.
Nel Medioevo, il falcone era spesso simbolo dell’amante. Per esempio in alcuni componimenti di Marie de France, la donna riceve la visita di un rapace sotto le cui spoglie si nasconde il suo amante.
Ricorrendo all’arte della falconeria, la scrittrice vuole dipingere il rapporto di coppia imperniato sull’amore, la cura, il rispetto, ma anche di tradimento e di ingratitudine. Tuttavia, in questo caso, il rapporto amante/amata viene rovesciato, rispetto alla letteratura cortese del tempo, perché è la donna che tiene in mano le redini della situazione perché essa domina e gestisce i fatti. Non è succube di un uomo che detiene il potere: la donna cessa quindi di essere un oggetto dell’amore per trasformarsi in soggetto attivo.
Schema metrico: sonetto di endecasillabi con rime alternate nelle quartine (abab, abab) e incatenate nelle terzine (cdc, dcd).

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