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Jacopone da Todi

Jacopone da Todi visse in un periodo diverso da quello di Francesco d'Assisi, nel quale, dopo essere salito al soglio papale Papa Bonifacio VIII viene ripristinato il teocentrismo e soprattutto la corruzione della Chiesa.
In quel periodo i francescani erano divisi in due fazioni: gli spirituali che si attenevano alla regola di San Francesco; e i conventuali che erano più moderati e facevano entrare nell'ordine anche ecclesiastici come preti e vescovi.
Jacopone da Todi fu accettato dagli spirituali come monaco laico e si schierò contro il papa con il manifesto di Lunghezza del 1299 per il quale fu anche incarcerato.
Fu liberato nel 1303 alla morte di Papa Bonifacio VIII e morì 1306.
Prima del 1268 aveva trascorso una vita mondana in Umbria ma quando il cadavere della moglie fu trovato con indosso un cilicio, strumento di tortura cattolico, lo interpretò come un segno del Signore e si convertì a una vita piena di valori cristiani.

Rispetto agli altri esponenti della letteratura religiosa, ha un rapporto diverso con Dio arrivando anche ad un estremo misticismo; come nella settantesima lauda drammatica in cui invoca a sé tutti i mali del mondo per purificare il corpo dai suoi peccati.
Inoltre aveva una concezione negativa della vita terrena e dell'uomo, che non potrà mai raggiungere la grandezza di Dio.

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