Nyxante di Nyxante
Ominide 191 punti
Donna de Paradiso

Questa lauda drammatica (cioè recitata) rielabora la crocifissione di Cristo. "Donna de Paradiso" mette in scena un dialogo tra i vari personaggi presenti sotto la croce, dando particolare importanza al dolore della Madonna.
Essendo scritta per essere una recita religiosa Iacopone scrisse anche un ritornello (Donna de Paradiso,/lo tuo figliolo è preso/Iesù Cristo beato) che il "pubblico" ripeteva ogni quattro versi.
La lauda è composta da settenari, anche se è presente qualche raro ottonario, con il ritornello a schema yyx e il resto dell'opera a aaax.
Le strofe totali sono trentatré (gli anni di Cristo) e le tre che riguardano la crocifissione si trovano proprio alla metà della lauda: sia prima che a seguire di esse ci sono altri quindici versi. Questo sta a significare che, secondo Iacopone, la crocifissione di Cristo sia il fulcro del Cristianesimo.

Parla Giovanni
Parla Maria
Parla il popolo
Parla Gesù

Donna de Paradiso-Iacopone da Todi:

«Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è preso
Iesù Cristo beato.

Accurre, donna e vide
che la gente l’allide;

credo che lo s’occide,
tanto l’ho flagellato»

«Como essere porria,
che non fece follia,

Cristo, la spene mia,
om l’avesse pigliato?».

«Madonna, ello è traduto,
Iuda sì ll’à venduto;

trenta denar’ n’à auto,
fatto n’à gran mercato».

«Soccurri, Madalena,
ionta m’è adosso piena!

Cristo figlio se mena,
como è annunzïato».

«Soccurre, donna, adiuta,
cà ’l tuo figlio se sputa

e la gente lo muta;
òlo dato a Pilato».

«O Pilato, non fare
el figlio meo tormentare,

ch’eo te pòzzo mustrare

como a ttorto è accusato».

«Crucifige, crucifige!
Omo che se fa rege,

secondo la nostra lege
contradice al senato».

«Prego che mm’entennate,
nel meo dolor pensate!

Forsa mo vo mutate
de que avete pensato».

«Traiàn for li latruni,
che sian soi compagnuni;

de spine s’encoroni,
ché rege ss’è clamato!».

«O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio!

Figlio, chi dà consiglio
al cor me’ angustïato?

Figlio occhi iocundi,
figlio, co’ non respundi?

Figlio, perché t’ascundi
al petto o’ sì lattato?».

«Madonna, ecco la croce,
che la gente l’aduce,

ove la vera luce
déi essere levato».

«O croce, e que farai?
El figlio meo torrai?

E que ci aponerai,
che no n’à en sé peccato?».


«Soccurri, plena de doglia,
cà ’l tuo figliol se spoglia;

la gente par che voglia
che sia martirizzato».

«Se i tollit’el vestire,
lassatelme vedere,

com’en crudel firire
tutto l’ò ensanguenato».

«Donna, la man li è presa,
ennella croc’è stesa;

con un bollon l’ò fesa,

tanto lo ’n cci ò ficcato.

L’altra mano se prende,
ennella croce se stende

e lo dolor s’accende,
ch’è plu multiplicato.

Donna, li pè se prènno
e clavellanse al lenno;

onne iontur’ aprenno,
tutto l’ò sdenodato».

«Et eo comenzo el corrotto;
figlio, lo meo deporto,

figlio, chi me tt’à morto,
figlio meo dilicato?

Meglio aviriano fatto
ch’el cor m’avesser tratto,

ch’ennella croce è tratto,
stace descilïato!».

«O mamma, o’ n’èi venuta?
Mortal me dà’ feruta,

cà ’l tuo plagner me stuta
ché ’l veio sì afferato».

«Figlio, ch’eo m’aio anvito,
figlio, pat’e mmarito!

Figlio, chi tt’à firito?
Figlio, chi tt’à spogliato?».

«Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni,

che serve mei compagni,
ch’êl mondo aio aquistato».

«Figlio, questo non dire!
Voglio teco morire,

non me voglio partire
fin che mo ’n m’esc’el fiato.

C’una aiàn sepultura,
figlio de mamma scura,

trovarse en afrantura
mat’e figlio affocato!».

«Mamma col core afflitto,

entro ’n le man’ te metto

de Ioanni, meo eletto;
sia to figlio appellato.

Ioanni, èsto mea mate:
tollila en caritate,

àginne pietate,
cà ’l core sì à furato».

«Figlio, l’alma t’è ’scita,
figlio de la smarrita,

figlio de la sparita,
figlio attossecato!

Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,

figlio e a ccui m’apiglio?
Figlio, pur m’ài lassato!

Figlio bianco e biondo,
figlio volto iocondo,

figlio, perché t’à el mondo,
figlio, cusì sprezzato?

Figlio dolc’e piacente,
figlio de la dolente,

figlio àte la gente
mala mente trattato.

Ioanni, figlio novello,
morto s’è ’l tuo fratello.

Ora sento ’l coltello
che fo profitizzato.

Che moga figlio e mate
d’una morte afferrate,

trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato!»
.


Nella lauda vengono nominati anche Maddalena e Pilato che però non intervengono mai nel dialogo, sono perciò degli attori muti.
Hai bisogno di aiuto in Autori e opere?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email