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Iacopone da Todi

Nasce nel 1236 circa e muore nel 1306. Nasce da una famiglia nobile. Svolse l’attività di procuratore legale. Egli condusse una vita mondana, frivola, improntata al lusso. Nel 1268 si dice che morì la moglie di Iacopone in seguito al crollo di una struttura ad una festa, ma sul suo corpo fu trovato un cilicio. Questo avvenimento turbò fortemente animo di Iacopone. Per i dieci anni consecutivi egli si isolò dalla società e visse di elemosina cercando il disprezzo della società. Per Iacopone si parla di “santa pazzia”. Durante una festa si presentò unto e cosparso di piume, il suo scopo era quello di essere umiliato. In seguito entrò a far parte dell’ordine degli spirituali. Egli entra in contrasto con il papa. Per Bonifacio VII, il papa, Iacopone era un frate scomodo, infatti egli verrà arrestato e scomunicato. Nel 1303 esce dalla prigione, ma muore nel 1306. La prigione non gli pesa, ciò che gli pesa è la scomunica, finché è in prigione continua a scrivere lettere al papa. Quando morirà Bonifacio VIII verrà liberato, ma di lì a poco Iacopone morirà.

Il linguaggio dalle lodi rustiche cambia dal linguaggio delle lodi religiose. Usa espressioni della lirica cortese. Ci sono invece lauda che sono irregolari (volutamente). Il capolavoro di Iacopone è una lauda drammatica “Donna de Paradiso”. Questa lauda perla della Passione di Cristo e non a caso i versi di questa lauda sono 33 (come gli anni di Cristo quando morì). I personaggi dialoganti sono: Maria, tre personaggi e il popolo. I personaggi muti sono: Pilato, Maddalena e Giovanni. E’ scritto in volgare umbro. Al centro della lauda si sono i personaggi di Maria e di Gesù.

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