Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Breve cenno sull’autore
  2. Parafrasi

Breve cenno sull’autore

Guido delle Colonne, messinese di origine, appartiene alla scuola siciliana. Con certezza sappiamo che mel 1242, ricoprì l’incarico di giudice nella sua città natale. Negli ultimi anni della sua vita compose una Historia Troiana, un rifacimento in latino del Roman de Troie. I critici non sono concordano tutti nell’attribuirgli le cinque canzoni che ci sono pervenute. Questo dimostra che le poesie della scuola siciliana hanno scarsa individualità: i temi e il modo di trattarli sono gli stessi e ciò giustifica gli spostamenti di attribuzione da un poeta all’altro. Pertanto quello che ci deve interessare non è tanto il singolo componimento poetico, quanto piuttosto la lirica siciliana nel suo insieme.
Il brano di cui si fornisce la parafrasi è tratto dalla canzone Giosamente eo canto che alcuni studiosi, erroneamente, hanno attribuito a Mazzeo di Ricco.
Il componimento è articolato in cinque strofe di 13 endecasillabi ciascuna. Lo schema metrico è abba, bbab, ccdee.

Parafrasi

I strofa
Oh Amore che mi hai guidato a lungo la mia vita
come se fossi un cavallo a cui si stringe il freno e a cui non si concede riposo,
lascia le redini, per pietà,
perché l’eccesso di crudeltà mi ha sopraffatto e stancato;
che ho resistito più di quanto non potessi,
per voi, Signora, verso la quale sono fedele
più di quanto non sia l’assassino intrepido
[Il poeta allude alla leggenda cara alla fantasia medioevale, presente anche ne Il Milione di Marco Polo, secondo cui l’Assassino era uno dei fedeli e forti custodi del Veglio della Montagna, lo strano signore di questa leggenda orientale];
che si lascia morire per la sua vede verso il Veglio.
A giusto titolo, questo amore che porta gioia [dilettoso] e dolore [affanno]
Può essere chiamato dolce pena;
ma voi, Signora, che mi state distruggendo
dal dolore, abbiate pietà di me;
poiché il male mi è dolce, se non mi conduce alla morte.

II strofa
O dolce viso bianco dallo sguardo soave,
più bello di ogni altra cosa che esiste sulla terra;
fate in modo di liberarmi il cuore dal tormento,
che a causa vostra soffre e prova un gran dolore;
che se basta poco ferro per segare una grande trave
e poca pioggia per eliminare un grande vento,
proprio per questo, oh Signora, non vi pesi ne vi sia increscioso
se l’Amore, che incatena ogni cosa, vi obbliga ad amarmi.
E certo non sarebbe un grande disonore
Essere vinto da uno che è migliore [di noi],
e soprattutto da Amore che vince ogni cosa;
perciò non dubito che Amora non possa smuovervi:
un saggio guerriero vince la guerra e la prova.

III strofa
Non dico che dinnanzi alla vostra bellezza
Non sia adatto l’orgoglio che vi si addice;
dato che ad una donna bella l’orgoglio si conviene,
che ci guadagna in pregio e in grandezza.
Un’eccessiva superbia è sconveniente;
un bene non può mai derivare da una grande forma di superbia;
pertanto, o Signora, che la vostra alterigia (= durezza di cuore)
si trasformi in pietà e si raffreni (= si moderi),
[che] non ecceda a tal punto da causare la mia morte.
Il sole è in alto e così risplende,
tanto più quando si trova in alto
[Questo è il concetto: il sole è in alto, ma la sua altezza o distanza dalla terra, dà un notevole vantaggio al mondo, illuminandolo: faccia la stessa cosa la donna, e con sua alto orgoglio, dia gioia al poeta innamorato]
Perciò il vostro orgoglio e la vostra superbia
Costituiscano per me un vantaggio e si trasformino in momenti lieti.

IV strofa
Dentro io brucio [d’amore] e mi sforzo di non far vedere
ciò che il mio cuore prova:
ahimè quanto costituisce una dura pena per un cuore affranto
doversene rimanere in silenzio e non darne alcun segno esterno!
Poiché l’affanno [del cuore] si riflette nell’aspetto esteriore,
e ambedue manifestano il loro stato:
così, gli occhi insieme al cuore
trovano facilmente un punto di accordo.
La forza della ragione è quella che ha il sopravvento [la saggezza nasconde l’impeto del sentimento amoroso]
nasconde copre l’ardire del cuore.
Colui che può fare così dà prova di grande saggezza,
il saper nascondere ed essere padrone
del proprio cuore anche quando esso è vittima di un tormento amoroso.

V strofa
L’Amore allontana i saggi dalla retta via,
e colui che ama di più mostra una minore moderazione;
più folle è colui che è più preso dal sentimento amoroso;
Amore non si preoccupa dei danni che arreca,
dato che dentro i cuori immette un tal calore
che nemmeno il gelo può raffreddare;
Gli occhi sono i messaggeri del cuore
[messaggeri] dei primi momento in cui l’amore nasce
Dunque, Signora, voi siete in possesso
dei miei occhi e del mio cuore, sia internamente che esternamente;
poiché Amore mi agita e mi percuote fino al punto da non avere pace
come il vento scuote una nave che sta navigando [in un mare in tempesta]
voi siete la mia bandiera [si tratta della banderuola che si era soliti collocare sul più alto albero della nave] che non affonda [che resta ben alta sui marosi]

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