Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Presentazione generale
  2. Testo originale
  3. Parafrasi

Presentazione generale

La canzone è composta da 5 strofe di 12 versi ciascuna: i primi otto versi sono dei settenari mentre gli altri 4 sono degli endecasillabi. Lo schema metrico è il seguente: abbc abbc, DD EE
L’amore verso la donna amata viene finalmente corrisposto e questo riempie di gioia il cuore del poeta che si sente rinforzato, come se rinascesse dopo aver sopportato tante sofferenze. Per questo, il termine “gioia” ricorre in ogni strofa. Il componimento è ricco di metafore che utilizzano situazioni naturalistiche: la pantera (per indicare il profumo che la donna amata emana), la fontana (per rappresentare l’immensa gioia del poeta nel vedersi corrisposto), l’uccello sui rami (per descrivere il cuore pieno di gioia dell’uomo). Complessivamente i temi trattati che si intersecano sono due: la bellezza della donna amata e la gioia per l’amore corrisposto.

Testo originale

Gioiosamente canto
e vivo in allegranza,
ca per la vostr’ amanza,
madonna, gran gioi sento.
S’eo travagliai cotanto,
or aggio riposanza:
ben aia disïanza
che vene a compimento;
ca tutto mal talento — torna in gioi,
quandunqua l’allegranza ven dipoi;
und’eo m’allegro di grande ardimento:
un giorno vene, che val più di cento.

Ben passa rose e fiore
la vostra fresca cera,
lucente più che spera;
e la bocca aulitosa
più rende aulente aulore
che non fa d’una fera
c’ha nome la pantera,
che ’n India nasce ed usa.
Sovr’ogn’agua, amorosa — donna, sete
fontana che m’ha tolta ognunqua sete,
per ch’eo son vostro più leale e fino
che non è al suo signore l’assessino.

Come fontana piena,
che spande tutta quanta,
così lo meo cor canta,
sì fortemente abonda
de la gran gioi che mena,
per voi, madonna, spanta,
che certamente è tanta,
non ha dove s’asconda.
E più c’augello in fronda — so’ gioioso,
e bene posso cantar più amoroso
che non canta già mai null’altro amante
uso di bene amare otrapassante.

Ben mi deggio allegrare
d’Amor che ’mprimamente
ristrinse la mia mente
d’amar voi, donna fina;
ma più deggio laudare
voi, donna caunoscente,
donde lo meo cor sente
la gioi che mai non fina.
Ca se tutta Messina — fusse mia,
senza voi, donna, nente mi saria:
quando con voi a sol mi sto, avenente,
ogn’altra gioi mi pare che sia nente.

La vostra gran bieltate
m’ha fatto, donna, amare,
e lo vostro ben fare
m’ha fatto cantadore:
ca, s’eo canto la state,
quando la fiore apare,
non poria ubrïare
di cantar la fred[d]ore.
Così mi tene Amore — corgaudente,
ché voi siete la mia donna valente.
Solazzo e gioco mai non vene mino:
così v’adoro como servo e ’nchino.

Parafrasi

I strofa
Canto con gioia
E vivo in allegria
Perché, a causa del vostro amore,
o Signora, provo tanta contentezza
Se io penai tanto
Ora mi sto riposando (= trovo la pace):
sia benedetto il desiderio
che viene esaudito
perché ogni sofferenza si trasforma in felicità
tutte le volte che la gioia arriva dopo la felicità amorosa;
per questo (= il fuoco d’amore), io provo tanta gioia:
arriva un giorno [d’amore] che ne vale più di cento [di sofferenza]

II strofa
La rosa e ogni [altro] fiore sono ben inferiori
al vostro fresco volto
luminoso più di uno specchio (= stella),
e la bocca profumata
rende un odore profumato
più di quanto non faccia la fiera
che si chiama pantera
nata e vissuta in India (questa notizia riguardante la pantera faceva parte dell’immaginario collettivo medioevale. Secondo la leggenda la pantera emetterebbe un forte profumo con quale attirerebbe gli altri animali per poi cibarsene)
Al di sopra di ogni altra donna mi sembrate
[come] una fontana che mi ha tolto ogni sete
perché io sono il vostro fedele e leale uomo
più di quanto non lo sia Assassino nei confronti del suo signore
( Nella tradizione medioevale Assassino era il nome di uno dei più forti e fedele custodi del Veglio della Montagna, una figure mitologica presente in una leggenda orientale, a cui accenna anche Marco Polo nella sua opera. Si trattava della setta musulmana degli ismaeliti che prestavano una cieca obbedienza al Veglio, forse sotto l’effetto di stupefacenti)

III strofa
Come una fontana colma che trabocca
Che spande tutt’intorno [la sua acqua] (L’immagine esprime in modo felice il tripudio di gioia dell’innamorato che si paragona ad una fontana che lascia scorrere liberamente ovunque la sua acqua)
il mio cuore canta:
talmente ripieno di gioia che
per voi, o Signora, diffusa
che è talmente abbondante che [il cuore] non è capace di nascondere.
Sono felice più di un uccello che canta sui rami;
e posso cantare meglio
di quanto non faccia mai nessun altro [essere] innamorato
abituato ad amare al meglio o nessun viandante (riferimento ai canti dei popolo lungo le strade)

IV strofa
Giustamente mi devo rallegrare
del fatto che Amore, inizialmente,
spinse la mia mente,
o donna nobile, ad amarvi;
ma ancor più devo lodare
voi, o donna saggia (che sa distinguere),
per cui il mio cuore prova
una gioia che non ha mai fine. (Nel testo abbiamo due parole uguali in rima: “fina”, cioè la “donna nobile” e “la gioia che è senza fine”. Questo era un modo comune fra i poeti provenzali e i siciliani perché creava una virtuosità molto ammirata)
Perché se tutta Messina mi appartenesse
Senza di voi, o Signora, e come se non avessi nulla:
perché tutte le gioie si annullano
quando io non sono con voi, o donna attraente…..

V strofa
La vostra grande bellezza
mi ha spinto ad amarvi O signora,
e il vostro comportamento
ha creato in me la vena poetica
Perché se io canto la stagione estiva
con i suoi primi fuori,
non dimentico di cantare
quando arrivano i freddi invernali l’inverno
Amore mi tiene in tale condizione, cioè col cuore pieno di gioia,
dato che voi siete la mia valida donna.
L’allegria e la gioia non mi vengono mai a mancare:
per questo io vi adoro e mi prostro dinnanzi a voi come se fossi il vostro servitore.

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