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Guido Cavalcanti - Guata, Manetto, quella scrignutuzza


Guata, Manetto, quella scrignutuzza,
e pon' ben mente com' è divisata
e com' è drittamente sfigurata
e quel che pare quand' ella s'agruzza!

Or, s'ella fosse vestita d'un'uzza
con cappellin' e di vel soggolata
ed apparisse di dìe accompagnata
d'alcuna bella donna gentiluzza,

tu non avresti niquità sì forte
né saresti angoscioso sì d'amore
né sì involto di malinconia,

che tu non fossi a rischio de la morte
di tanto rider che farebbe 'l core:
o tu morresti, o fuggiresti via.

Parafrasi


O Manetto, guarda quella gobbetta,
a fai bene attenzione a come si è conciata
e com’è precisamente contraffatta
e come appare quando fa la civetta

Ora, se portasse un vestito lungo ed ampio
e se indossasse in cappellino col velo fissato con un nastro sotto il mento
e se di giorno apparisse accompagnata
da una qualche bella e gentile donna,

tu non saresti così in collera
né saresti così preso dall’angoscia amorosa
e nemmeno proveresti tanto malumore

se tu non rischiassi di morir
dal ridere che ti procurerebbe il cuore,
moriresti o cercheresti di fuggire

Commento


Cavalcanti si rivolge a Manetto, probabilmente Manetto Portinari, fratello di Beatrice, invitandolo ad osservare una donna, che costituisce l’antitesi della donna angelicata,cantata dai poeti del dolce stilnovo. I versi della 1.a quartina terminano ciascuno con un vocabolo che sottolinea la deformità della donna: scrignutuzza, divisata, sfigurata, ella s’agruzza. Una volta descritta la donna, il poeta invita Manetto ad immaginare che essa vesta abiti più ricercati e che si mostri così al pubblico, accompagnata da donne gentili. Il voluto contrasto con la poetica stilnovista è evidente: Cavalcanti adopera il verbo “apparisse”, quello stesso verbo che i poeti dello Stilnovo adoperano per indicare le apparizioni, quasi divine, della donna amata. L’effetto di questo camuffamento è una solenne risata e questo riso libera Manetto dall’ ira, dalla malinconia e dall’ angoscia causata dall’amore. Questi versi finali hanno anche un altro significato: si tratterebbe di un rimprovero bonario all’amico che di solito è sempre tetro e malinconico come se Cavalcanti gli volesse dire: tu che sei sempre tanto malinconico, vedendo la donna vestita così, in mezzo a donne gentili, moriresti dal ridere e avresti, così, quello che ti meriti.
Alcuni critici, hanno individuato anche un altro aspetto nel sonetto: Manetto non è altro che la controfigura di Cavalcanti stesso perché l’ironia, apparentemente indirizzata solo ai temi cortesi o stilnovistici, si trasforma in autoparodia, perché egli scherza sulla sua poesia e sugli atteggiamenti che egli assume quando si atteggia a poeta illustre.
Lo schema metrico è abba, abba, cde, cde.
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