Fabrizio Del Dongo
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Concetti Chiave

  • Pier della Vigna, giurista-poeta alla corte di Federico II, fu un autore di spicco della scuola siciliana e visse un destino tragico, culminato nel suo suicidio.
  • Nel sonetto, l'autore sostiene che l'amore, seppur invisibile e intangibile, esercita un potere reale e tangibile nei cuori degli innamorati.
  • Pier della Vigna paragona l'amore alla calamita, una forza invisibile che attrae il ferro, per dimostrare la sua esistenza e potenza.
  • Il sonetto risponde al dilemma di Jacopo Mostacci riguardo alla natura dell'amore, affermando che esso è una forza sostanziale e reale.
  • Il testo è caratterizzato da un uso di provenzalismi e latinismi, e segue uno schema metrico ABAB, ABAB, CDA, CDA, insolito per i sonetti classici.

Indice

  1. Breve cenno biografico dell’autore
  2. Testo
  3. Parafrasi
  4. Interpretazione

Breve cenno biografico dell’autore

Pier della Vigna è stato un giurista-poeta, vissuto alla corte di Federico II di Svevia, a cavallo fra il XII e il XIII secolo. Divenuto protonotaro ( = cancelliere) dell’imperatore, ne sostenne in modo molto abile l’azione politica. Caduto in disgrazia nel 1249, fu accecato e imprigionato e nello stesso anno, secondo quanto riportato da Dante nel canto XIII dell’Inferno, si suicidò. Era un uomo di grande cultura, partecipò alla vita letteraria del tempo che fioriva intorno alla figura di Federico II e fu fra i poeti più famosi della scuola siciliana. Non conosciamo con esattezza matematica i componimenti poetici che ci sono stati tramandati perché i codici in cui essi sono trascritti non sempre concordano.

Testo

Però ch'amore non si pò vedire
e no si tratta corporalmente,
manti ne son di sì folle sapere
che credono ch'amor sia niente.

Ma po' ch'amore si face sentire
dentro dal cor signoreggiar la gente,
molto maggiore presio de[ve] avere
che se'l vedessen visibilemente.

Per la vertute de la calamita
como lo ferro atrà no si vede,
ma sì lo tira signorevolmente;

e questa cosa a credere mi 'nvita
ch'Amore sia; e dàmi grande fede
che tuttor sia creduto fra la gente.


Parafrasi

Poiché non vedere l’amore
né si può parlare del suo aspetto fisico
parecchi sono talmente folli
da credere che l’amore corrisponda al nulla:
ma poiché si fa sentire
nell’intimo del cuore e domina le persone
deve avere maggiore pregio
di quanto potesse essere visto con gli occhi
Parimente, non si vede la virtù della calamita
che attira verso di sé il ferro
eppure lo attrae come signore e padrone (dominandolo a suo piacimento, in modo irresistibile);
e questa cosa mi induce a credere
che Amore esista realmente filosoficamente, [in termini di sostanza e non di accidente], e mi dà grande fiducia
che la gente crederà sempre in esso

Interpretazione

La teoria di Pier della Vigna a proposito della natura dell’amore si basa su questi principi:
• Coloro che credono l’amore non esista per il semplice fatto che non si vede né si può toccare fisicamente sono folli.
• Eppure l’amore si fa sentire chiaramente nel cuore di chi è innamorato e per questo deve essere preso in maggior considerazione
• L’Amore è come la forza della calamità che attira verso di sé il ferro senza essere vista
Questa è la convinzione di Pier della Vigna: l’amore esiste e gli uomini crederanno sempre nella sua esistenza, anche se concretamente non si può né vedere, né toccare
Si tratta di un sonetto che segue lo schema metrico seguente: ABAB, ABAB, CDA, CDA. Da notare che una rima delle quartine (corporalemente/niente, zente/vesibelement, signorivelemente, zente) un fatto che non si ritrova mai nel sonetto classico.
I copisti toscani apportarono delle modifiche introducendo dei provenzalismi o dei latinismi; sono provenzalismi “manti = molti (cfr. francese maint = un gran numero di) e signorezar (= dominare). Sono latinismi: vertute, face
Il sonetto è la risposta a quello di Jacopo Mostacci con cui quest’ultimo pone il dilemma del carattere sostanziale o accidentale del sentimento amoroso e chiede agli altri poeti di esprimersi in merito. La posizione di Pier della Vigna è chiara è netta: la forza dell’amore, assimilabile a quella di una calamita, pur essendo invisibile esiste. Da segnalare che l’immagine della calamita era molto frequente in letteratura, anche fra i poeti del dolce Stilnovo.

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