ANALISI DEL TESTO RIME

L'autore del sonetto tratto dall'opera “Rime (XIII) ” è Guido Cavalcanti, nonché esponente del Dolce Stil Novo, corrente letteraria nata alla fine del 1200 a Bologna ma sviluppatasi a Firenze. Guido Cavalcanti nasce nel 1259 e appartiene ad una delle più potenti famiglie guelfe di Firenze. Sarà costretto all'esilio nel 1300 a causa di un provvedimento deliberato dai priori con il fine di limitare i tumulti. Muore qualche mese più tardi dopo essersi ammalato gravemente ed essere stato riammesso in patria dal nuovo priorato.
Il sonetto di Guido Cavalcanti descrive gli effetti devastanti di Amore rivolgendosi direttamente alla donna. Sono presenti gli elementi tradizionali della rappresentazione amorosa, quali le frecce e il binomio occhi-amore, che vengono ripresi ma in una situazione totalmente tragica, determinata dall'azione della donna che innesca la sofferenza nell'autore.

COMPRENZIONE COMPLESSIVA DEL TESTO

La parafrasi del sonetto di Guido Cavalcanti è la seguente: Voi che attraverso gli occhi mi trapassaste il cuore/ e avete svegliato la mente che dormiva,/ guardate la mia vita angosciata,/ che Amore la distrugge a furia di sospiri. Egli (Amore) viene spaccando con così gran valore,/ che i deboli spiriti vitali fuggono:/ rimane in prigionia d'Amore solo l'immagine di me/ e la debole voce, che parla dolorosamente. Questa forza d'amore che mi ha distrutto/ dai vostri occhi gentili presto si è mossa:/ una freccia mi scagliò dentro al fianco. Giunse il colpo così dritto al primo tiro d'arco,/ che l' anima si scosse con un tremito/ vedendo il cuore morto nel lato sinistro.
Il sonetto tratto dall'opera “Rime (XIII) ” si divide in tre sequenze. Nella prima sequenza, comprendente la prima quartina, con il titolo “L'amore procura sofferenza”, l'autore si rivolge a colei che per mezzo degli occhi lo ha fatto innamorare, facendo notare alla sua amata le sofferenze subite a causa del sentimento d'amore. La seconda sequenza, comprendente la seconda quartina, con il titolo “Effetti dell'amore”, illustra gli effetti che l'amore ha sul poeta; gli spiriti vitali lo abbandonato e del poeta ne rimane solo l'immagine e una voce debole che parla dolorosamente. Nell'ultima sequenza, comprendente la prima e la seconda terzina, con il titolo “La potenza dell'amore”, Cavalcanti spiega che l'amore lo ha conquistato violentemente e la distruzione e il malessere che ne ha conseguito è simile al colpo di una freccia dentro al fianco.
Leggendo la poesia è possibile intuire la concezione del sentimento amoroso di Cavalcanti; l'amore è come una passione che esclude ogni controllo razionale, che fa soffrire e distrugge l'amante, annullando ogni facoltà sensibile ed ogni energia vitale.

Nel sonetto di Guido Cavalcanti sono presenti numerosi temi e immagini ricorrenti nel Dolce Stil Novo. Nell'opera , infatti, sono presenti il binomio occhi-amore ed il binomio amore-cuor gentile. Infine è espresso anche il topos classico della trafittura amorosa: la freccia, che prima ha trafitto, opera in questo caso come una spada con violenza devastante.

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