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Cecco Angiolieri – La mia malinconia è tanta e tale


La mia malinconia è tanta e tale,
ch’i’ non discredo che, s’egli ’l sapesse
un che mi fosse nemico mortale,
che di me di pietade non piangesse.

Quella, per cu’ m’avven, poco ne cale;
che mi potrebbe, sed ella volesse,
guarir ’n un punto di tutto ’l mie male,
sed ella pur: – I’ t’odio – mi dicesse.

Ma quest’è la risposta c’ho da lei:
ched ella non mi vol né mal né bene,
e ched i’ vad’a far li fatti mei;

ch’ella non cura s’i’ ho gioi’ o pene,
men ch’una paglia che le va tra’ piei
mal grado n’abbi Amor, ch’a le’ mi diène.
Da Rime

Parafrasi


Il mio umor nero [frutto di uno stato di insoddisfazione] è così tanto e tale,
che io credo proprio che, se lo sapesse,
persino un mio mortale nemico,
non potrebbe non piangere.

A quella, per cui mi accade [di stare così male], poco importa di ciò
che mi potrebbe, se essa volesse,
guarire in un momento, il mio male,
se soltanto almeno mi dicesse :”Io ti odio”.

Ma questa è la risposta che essa mi dà;
che essa non mi vuole, né bene, né male,
che io mi allontani per occuparmi dei fatti miei

essa non si preoccupa se io provo gioia o dolore
se ne preoccupa meno di una pagliuzza fra i piedi
sia maledetto Amore, che mi diede a lei (che mi mise in suo potere)

Commento


Da un punto di vista tematico, il sonetto può essere diviso in due parti:
• La I e la II quartina, vedono il poeta come protagonista principale, con i suoi tormenti e le sue riflessioni su situazioni ipotetiche (se lo sapesse…., se essa volesse…., se soltanto essa dicesse…….) a cui si aggiungono i suoi desideri reali, espressi nella II quartina.
• Nelle due terzine, si ha l’invettiva contro la donna che appare sotto una luce crudele
Lo schema metrico del sonetto è abab, abab, cdc, dcd

Il sonetto si apre con l’immagine del poeta innamorato, ma molto infelice: il suo umore nero, cioè lo stato generale di insoddisfazione è tale da far piangere perfino il peggiore del suo nemico. Poi compare la causa di tale malinconia, cioè il fatto che alla donna non interessi nulla la sofferenza del poeta. Successivamente, il discorso si sposta sul piano delle ipotesi; se la donna provasse odio, e lo esprimesse chiaramente, il dolore troverebbe un certo conforto, perché tutto sommato, anche l’odio è un sentimento. Da notare che ognuna delle due quartine si apre con un verbo all’indicativo, che è il tempo della realtà, per svilupparsi con periodi il cui verbo è al congiuntivo (tempo della possibilità, dell’irrealtà, del desiderio).
Con le due terzine, arriva in primo piano la figura della donna e il piano dell’ipotesi è sostituito da quello della realtà. Le azioni sono tutte espresse all’indicativo perché tale è la realtà. Della donna, ci viene fornito un quadro tanto reale quanto crudele. Per lei il poeta, è più insignificante di una pagliuzza finita fra i suoi piedi. Nell’ultimo verso del sonetto, il poeta si lascia andare ad uno scatto d’ira e maledice l’ Amore che gli ha creato tanta sofferenza.

In questo sonetto, il tema dell’amore è trattato in modo diametralmente opposto al modo con cui esso veniva trattato nel Stilnovo. Nonostante questo, possiamo notare alcuni temi frequenti nella lirica cortese, anche se espressi in maniera molto realistica: la crudeltà della donna amata e la sua totale indifferenza di fronte alle pene sofferte dal poeta-amante.

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