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L’epica nella penisola iberica

L’epica nella penisola iberica. Sguardo d’insieme: in Catalogna, dove la lingua romanza di cultura fu a lungo il provenzale, vi sono tracce di composizioni epiche perdute, su temi di storia contemporanea, rilevate nelle opere di quei cronisti che sono la prima gloria della prosa catalana; è il fenomeno della “prosificazione” dei cantari epici.
In Castiglia, invece, ebbe luogo una vera e propria affermazione dell’epica: trapianto precoce di quella oitanica. Si pervenne via via ad identificare nel Cid il capolavoro superstite di una fioritura parallela a quella francese, fioritura però perduta. Dai frammentari dati in nostro possesso, possiamo dedurre che l’epopea castigliana sia stata folta, che abbia conservato tratti arcaici della tradizione francese, che sia stata però sostanzialmente indipendente da quella francese e che abbia avuto i suoi caratteri specifici.

Il tesoro dell’epopea castigliana si riduce a due testi quasi completi, il “Cantar de mio Cid” e le “Mocedades de Rodrigo”.

Il “Cantar de mio Cid”: un solo codice trecentesco, oggi a Madrid, ci ha tramandato il testo di questo cantare. Si compone di tre parti, o gesta, e ha delle mutilazioni non gravi. L’inizio presenta il Cid e la sua masnada, esiliati da re Alfonso. Il cantare primo o del destierro (esilio) narra le imprese dell’eroe specie a danno dei mori, e del suo progressivo acquisto di fortuna e potere. E’ da ricordare che, in tempi di riconquista, il poema è portavoce dell’intolleranza cristiana.
Gli altri due cantari, de las bodas (nozze delle figlie del Cid) e della afrenta de Corpus (dell’offesa), benché contengano ancora episodi d’arme, vertono piuttosto su episodi della vita familiare; delle nozze con gli Infantes de Carriòn, esponenti dell’antica nobiltà avversa al Cid e al loro successivo sfregio sulle spose.
Il Cid, nella sua ascesa sociale fuori dai confini, può ricordare Guillaume d’Orange.
Il Cantar de Sancho II (successivo) e il Cerco de Zamora evocavano eventi precedenti al Cid.

Cantari su temi diversi: il soggetto che dispone di maggior fascino è quello dei “Siete infantes de Sales” (forse dell’inizio dell’XI secolo), rappresentazione di grande crudeltà, fondata sull’orrore del sangue. Menèndez Pidal ricostruì, a partire dalle prosificazioni più fedeli, circa 550 versi di una redazione tarda.
Altro soggetto attraente è quello di Bernardo del Carpio, eroe dell’orgoglio casigliano, sia che esso originariamente si battesse a fianco di Carlomagno contro i musulmani, sia che si opponesse all’invasione francese.

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