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Ciclo Germanico - Sigfrido

I temi e le leggende dei popoli germanici, che hanno le radici nel mondo mitologico dei Vichinghi, vengono raccolti nel Canto dei Nibelunghi, poema epico in lingua tedesca. La figura del poema, Sigfrido, è in lotta con i Nibelunghi, un popolo di nani che vive nelle viscere della terra, per conquistare il favoloso tesoro. Egli riesce nell’impresa dopo aver ucciso un terribile drago ed essersi bagnato nel suo sangue divenendo così invulnerabile ( tranne che in un punto, fra le spalle, in cui si è posata una foglia di tiglio). Oltre al tesoro, che è però accompagnato da una maledizione, si assicura il nome di Nibelungo e alcuni oggetti magici: la spada che uccide tuto ciò che tocca, il cappuccio che rende invisibili e l’anello che moltiplica le forze. Sigfrido impersona le virtù guerriere e la forza vitale dei giovani popoli germanici e allo stesso tempo i valori di fedeltà e onore propri del mondo feudale. I personaggi del poema, segnati da un destino crudele, sono mossi da emozioni violente ed esprimono la visione del mondo propria della società germanica primitiva: un mondo barbarico e pagano, in cui non c’è posto per la pietà e la comprensione e dove i sentimenti non conoscono sfumature. L’elemento fantastico e magico è predominante mentre i riferimenti storici al tempo delle guerre di Attila, re degli Unni, contro i Burgundi ( V secolo) sono solo accennati e rimangono sullo sfondo ( nel poema, per esempio, personaggi vissuti a distanza di decenni , come Attila e Teodorico di Verona, sono presentati come contemporanei).

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