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Il comico e la parodia nell'epica romanza

Il comico e la parodia: l’epica romanza, anche nei più antichi e prestigiosi poemi, amalgama ai temi feudali e guerreschi dal tono eroico e patetico qualche spunto quotidiano e triviale di livello comico (i practical jokes degli sguatteri di Gano nel Roland, per esempio, o il vile Teobaldo che sporcò la sella dalla paura nel Guillaume).
Ridicole spavalderie, misure gigantesche e panteguelici appetiti sono all’ordine del giorno (per esempio, il papa promette in caso di vittoria a Guillaume che potrà avere tutte le donne e la carne che vuole senza fare peccato).
Le punte di maggiore comicità sono raggiunte dal Moniage Guillaume e dal Moniage Rainouart. Intrecciato al tema satirico contra monachos, l’ingresso nel monastero dei due valorosi guerrieri, costellato di risse e s****ttature, determina lo scadimento nel grottesco e nel parodico.

L’aperta parodia del genere epico è rappresentata dal Pèlegrinage de Charlemagne, della metà del XII secolo:

“Saint Denis: davanti alla corte, la regina fa presente al vanitoso Carlomagno che a Costantinopoli c’è un re che cinge la spada con più eleganza di lui. Carlomagno parte allora con i suoi 12 pari, e dopo una sosta a Gerusalemme dove riceve come reliquie il latte della Vergine e la barba di San Pietro, arriva dal re Ugo il Forte. Nell’ebrezza Carlomagno si vanta di varie capacità, che messe alla prova si rivelano effettive, cosicché Ugo lo festeggia e lo stesso Carlomagno diventa conscio di portare meglio e più nobilmente la corona”.

Si nota una verve parodica nei confronti della Chanson de Roland, così come nell’Audigier, dove viene esaltato l’eroe Turgibus che trafigge una farfalla con il suo arco.

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