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La letteratura sviluppata nel 300’, 400’ (Humanae Litterate) mette come centro dell’attenzione l’uomo a differenza della Divinae Litterate che aveva come centralità, Dio. L’uomo al centro, l’uomo condizionato da Dio, l’uomo con la sua virtus; il rispetto per la famiglia, per la patria, per il padre ecc… E quindi è appunto Petrarca l’iniziatore di questo nuovo filone letterario. La lingua principale, usata nelle humane litterae è il latino che Petrarca usa non per riferirsi ad un pubblico dotto, ma perché è immerso nel mondo classico. Nella sua produzione letteraria Petrarca impega il volgare, ma lo destina a una funzione secondaria: egli compone in questa lingua soltanto le liriche del Canzoniere e il poemetto i Trionfi. Egli è sinceramente convinto della maggiore dignità del latino rispetto al volgare. Per l’autore, pertanto, si apre solo la possibilità dell’imitazione, della riproduzione delle tematiche e delle soluzioni linguistiche del patrimonio culturale della latinità classica. La copiosa produzione latina di Petrarca può essere suddivisa in due gruppi. Del primo di essi ,generalmente indicato con il nome di gruppo delle opere “umanistiche”, fanno parte opere in cui l’autore si riallaccia ai generi della letteratura classica. Un esempio ‘ il poema epico- storico Africa. Dalle altre opere appartenenti a questo gruppo vanno ricordati il Bucolicum carmen, in cui l’autore affronta questioni di carattere morale e politico. Scritto qualche anno dopo il Secretum, il De vita solitaria è una meditazione sull’ideale di una vita appartata e contemplativa. Per l’autore tale esistenza non deve essere condotta in una rigida solitudine, ma deve poter diventare occasione di arricchimento spirituale e di edificazione morale. La tematica degli effetti benedici della vita contemplativa ritorna nel De otio religioso. De Otio religioso lo scrive lo scrive quando entra in contrasto con la mentalità del fratello e quando muore Laura. Qui il poeta elogia la vita monastica. Serena e pienamente dedicata alla preghiera e alla contemplazione di Dio; un ideale di esistenza da cui Petrarca è affascinato, ma che non riesce ad abbracciare interamente. Petrarca grazie all’uso del latino è diventato un uomo di grande stima per tutti i poeti del suo periodo e questa sua mentalità verrò ripresa fino all’illuminismo. Petrarca lasciò un segno indelebile nella storia letteraria tanto che Dante viene oscurato e spazzato via per 3 secoli. Petrarca usa il volgare fiorentino solo per le sue opere letterarie minori, ovvero per le poesie liriche (che sono poesie soggettive).

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