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Il dolce Stilnovo

Il Dolce Stilnovo designa un gruppo di poeti perlopiù fiorentini, attivi tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, intenzionati ad elaborare un nuovo modo di fare poesia, basato su scelte linguistiche eleganti, armoniose ed equilibrate. Sono esponenti di famiglie agiate, di formazione universitaria e attivamente impegnati nella vita del comune. Scrivono un fiorentino colto e raffinato, per un pubblico ristretto. Maestro e fondatore del gruppo è Guido Guinizzelli che formula i concetti base della poesia stilnovista, inquadrando il tema dell’amore nell’ambito dei problemi teologici.
Consapevoli ci costituire un’elite intellettuale contrapposta alla vecchia classe feudale, nei loro testi elaborano un nuovo concetto di gentilezza, intesa come elevatezza morale e non come nobiltà di nascita.
Le prime composizioni di Guido Guinizzelli sono di ispirazione guittoniana. Nella canzone “Al cor gentile rempaira sempre amore”, la donna è rappresentata come un angelo che con la sua bellezza prefigura la beatitudine del paradiso; solo uomini dotati di un cuore “gentile” possono sperimentare l’amore che scaturisce dalla sua visione.

Un altro esponente fu Guido Cavalcanti. Di nobile famiglia guelfa, fu un intellettuale di grande rilievo nella Firenze del tempo. Nelle sue poesie l’amore non è rappresentato alla maniera di Guinizzelli come sintesi di bontà e di bellezza di sentimento e si spiritualità, ma come sconvolgente conflitto tra i sentimenti e la ragione. L’innamorato è sbigottito di fronte all’irraggiungibile splendore della donna, incapace di coglierne ed esprimerne l’assoluta perfezione. Nonostante ciò, Cavalcanti ha dato prova dell’eleganza e della duttilità del suo stile in componimenti d’intonazione scherzosa come la ballata “ Perch’i non spero di tornar giammai”.

la Scuola siciliana

La scuola siciliana nasce presso la corte di Federico II di Svezia (1225-1230). I poeti della scuola siciliana sono funzionari di corte, magistrati e notai alle dipendenze dell’imperatore. L’unico tema delle loro liriche è l’amore cortese a imitazione dei trovatori. A differenza dei trovatori, però, i poeti della scuola siciliana mettono in secondo piano la concezione feudale per concentrarsi sugli aspetti psicologici e intellettuali dell’esperienza amorosa, e non scrivono per il canto ma per la lettura.
La lingua utilizzata è un siciliano letterario, arricchito di innesti provenzali e latini. I generi metrici più usati sono la canzone, la canzonetta e il sonetto.

I maggiori esponenti furono Giacomo Da Lentini e Pier Delle Vigne. Scrivono un volgare illustre.

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