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Dolce stil novo


È Dante a definire così il suo stile nel canto 24 del Purgatorio. Siamo negli ultimi decenni del XIII secolo (Dante nasce infatti nel 1266). Nasce con Guido Guinizzelli a Bologna, ma poi si diffonderà con Dante a Firenze. Oltre a loro due gli altri principali esponenti sono Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia. Inizialmente la lingua utilizzata è il dialetto Bolognese, poi si passa al volgare fiorentino (cioè una lingua diversa dal latino).


Lo stile viene definito dolce perché:
• Il tema principale è l’amore e la dolcezza è una delle caratteristiche delle poesie d’amore.
• Presenta uno stile, una costruzione sintattica limpida, lineare, piana, non complessa. Complesse sono però le tematiche e i contenuti.
• I vocaboli non sono né troppo raffinati né troppo immediati e colloquiali, ma il registro lessicale è medio.
• I suoni non sono duri o aspri (come nel trovar leu) ma neanche troppo sdolcinati.
• Si prediligono vocaboli trisillabici, piani (accento tonico sulla penultima) e senza suoni aspirati (h) e senza z o x, che sono suoni molto duri.

Viene definito novo: la novità consiste in:
• Dante capisce che la felicità d’amore non è la corresponsione da parte dell’amata, ma consiste solo nel lodare la donna. La felicità è solo nel lodare la donna in poesia, non è importante che questa ricambi. L’uomo le dedica poesie d’amore ed è questo a renderlo felice. Anche nella poesia provenzale la donna era irraggiungibile, ma c’era comunque la speranza che questa ricambiasse, qui invece si parte proprio dal presupposto che la felicità stia nella lode poetica.
• L’amore cessa di essere un rapporto a due, fra due persone che si amano reciprocamente, ma diventa pura introspezione. Il dolce stil novo si concentra sulla figura dell’uomo e sul suo intimo.
Non tutta la poesia di Dante presenta questi caratteri. All’inizio era più vicino ai poeti siciliani e trovadorici. La linea di demarcazione è data dalla canzone “donne ch’avete intelletto d’amore”. Essa segna la svolta con cui Dante passa all’estrema interiorizzazione: da qua in poi è una semplice contemplazione della donna, con la consapevolezza che questo porta uno slancio verso l’alto. A questo punto Dante rinnega tutta la sua poesia precedente, ancora incentrata sul rapporto a due, che seppur labile e artefatto era comunque un amore fra due persone.
• La poesia si concentra sulla lode della donna come mezzo per arrivare a Dio. Per poetare non serve più un amore a due, ma la felicità si trova nella lode della donna, che proietta l’uomo in una dimensione più spirituale, più elevata, verso Dio. Beatrice è una donna angelicata, intermediario fra l’uomo e Dio. Generalmente ci si ispirava a donne reali, ma perdono la loro connotazione biografica e diventano qualcos’altro. La donna è vista come un angelo sceso in terra. Non è più una poesia d’amore ma una lode della donna per arrivare a Dio.
Paolo e Francesca vengono messi nell’inferno perché il loro è un amore passionale, non spirituale. In un certo senso Francesca aveva sedotto l’uomo non comportandosi come una donna angelica.
• Uno dei temi più importanti è il concetto di “gentilezza”. Quale uomo può raffinarsi ed elevarsi spiritualmente attraverso la donna ? L’uomo gentile. Il termine “gentile” deriva dal latino e indicava a Roma i nobili delle gens. Qui invece si parla di nobiltà d’animo. Gli uomini gentili hanno una bontà spirituale, una predisposizione verso il bene e la virtù, indipendentemente dalla loro classe sociale. L’amore diventa il tramite necessario per un’elevazione spirituale, etica e religiosa ma è riservato solo agli uomini nobili d’animo. Guinizzelli (precursore del dolce stil novo) chiama questa nobiltà d’animo “cuore gentile” e dice che “l’amore si unisce solo al cuore gentile”.
• La donna perde le pochissime connotazioni fisiche che aveva. Prima era stereotipata, ora è una figura eterea, quasi incorporea immersa in un’atmosfera di spiritualità. Ella ha sull’uomo un effetto quasi miracoloso, lo indirizza verso il bene e solo con la sua presenza gli garantisce la salvezza dell’anima. Ha una funzione salvifica, diventa una mediatrice fra l’uomo e Dio. La donna porta un’elevazione spirituale. Viene detta donna angelicata. “Angelo” deriva infatti dalla parola greca “ánghelos” che voleva dire “messaggero”.
• Siamo in un campo spirituale, teologico. Gli stilnovisti descrivono il rapporto d’amore con frasi, espressioni, elementi tipici della teologia. Ma non solo, usano anche elementi filosofici, soprattutto tratti dalla dottrina Aristotelica: “l’uomo in potenza può aspirare a Dio, ma è l’amore per la donna che trasforma la potenza in atto”. Potenzialmente un uomo si cuore gentile può arrivare a Dio, ma serve una donna per trasformare in atto questa potenzialità, a volte anche solo con la sua presenza. Questa idea avrà una grande ripercussione sulla Divina Commedia: è Beatrice, che rappresenta la grazia e la fede, che porta Dante di fronte a Dio. Non è più una poesia d’amore ma una poesia religiosa.

Attenzione: questa poesia presuppone che gli stilnovisti abbiano una profonda cultura teologica, filosofica e scientifica e infatti nasce a Bologna, dove c’era una profondità culturale forse anche eccessiva. Era una poesia impegnativa.
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