Descrizione dettagliata della letteratura in francia durante l'età feudale, fra XI e il XIII secolo .

Nell'attuale Francia, divisa all'epoca in due aree linguistiche (lingua d'oc al sud e lingua d'oil al nord), si svilupparono, fra XI e il XIII secolo le prime grandi esperienze poetiche nelle lingue neolatine, che influirono anche la nostra letteratura.
Nel nord della Francia si affermò il genere epico-narrativo nella forma delleChansons de geste, poemi in cui si narrano le imprese compiute da un popolo, da una stirpe o anche da un singolo eroe, e il valore del mondo cavalleresco feudale: lo spirito guerriero, il coraggio, l'onore, la fedeltà al signore, l'amore per la propria terra.
La più antica e celebre di queste Chanson è la Canzone di Orlando, composta verso la fine del XI secolo, sullo sfondo di un'epica lotta fra mussulmani di Spagna e i Franchi di Carlo Magno. Narra di un episodio di tradimento e di eroismo, culminante nella sanguinosa sconfitta dei cristiani a Roncisvalle.

Orlando che muore per difendere il proprio sovrano e la propria religione, non è più un tradizionale eroe delle armi, ma anche un martire della fede e un vassallo feudale fedele al proprio signore fino all'estremo sacrificio.
La Canzone di Orlando, quindi, fonde la cultura dell'eroe classico con quella del santo cristiano.
Negli stessi anni in cui vieni composta la Canzone di Orlando, nelle corti signorili di Provenza si diffonde una nuova concezione dell'amore: L'amor cortese, conseguenza di uno stile di vita più colto e raffinato. Il perfetto cavaliere offre il suo omaggio d'amore e di incondizionata fedeltà. Il punto essenziale di tale relazione, che si sviluppa al di fuori del matrimonio, è l'idea che un animo cortese non può non amare.
In gran parte sul tema d'amore si fonda la poesia lirica in lingua d'oc chiamata "trobadorica", dal nome dei poeti provenzali, i "trovatori". I maggiori esponenti furoni Guglielmo D'Aquitania e Arnaut Danbiel.
Dall'incontro della lirica provenzale e il ricco patrimonio di leggende e di narrazioni, nacque la grande stagione del romanzo cavalleresco, non più destinato alla recitazione orale, ma alla lettura, in una dimensione più intima e privata.
Vari furono i cigli poetici che si diffusero nel corso del XII secolo: ciclo bretone, imperniato sulle avventure e gli amori dei cavalieri di re Artù.

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