Il Cinquecento
Il secolo del Cinquecento fu un secolo ricchissimo sul piano della produzione letteraria e artistica: fu una cultura fondamentalmente laica che ebbe nelle corti i suoi principali centri di produzione. Dobbiamo distinguere due momenti differenti del Cinquecento: il Rinascimento e il Manierismo. A contraddistinguere questo secolo è il classicismo, ossia la tensione verso l’equilibrio e la perfezione formale, ricercati adattando i modelli classici al tempo, e la tendenza alla codificazione ossia a fissare codici e regole di comportamento letterario secondo le leggi aristoteliche per conseguire l’eccellenza in poesia. Di qui il principio dell’imitazione.

Il primo periodo, quello del Rinascimento, è caratterizzato dall’umanesimo, che proponeva l’antropocentrismo: il cardine di tutte le cose non è più Dio ma è l’uomo, pieno di potenzialità, padrone della propria esistenza, chiamato a dar prova del proprio ingegno nelle circostanze della vita. Ciò non esclude però che ci sia chi mette a nudo, anche se con tono ironico, la natura imperfetta dell’uomo come Ariosto, o chi dalla assidua riflessione sugli scritti degli antichi, ricava esempi per l’agire politico come Machiavelli.

Tra i grandi del Rinascimento troviamo:
-Ariosto con l’Orlando Furioso che trasformò la materia cavalleresca, che era genere di largo consumo negli ambienti cortigiani e popolari, in una sorta di racconto fantastico nel quale viene catapultato l’uomo, la sua natura, i suoi comportamenti, svelando e contemporaneamente accettando l’irrazionale con leggera ironia;
-Nicolò Machiavelli con il Principe che diede avvio alla trattatistica della politica moderna, traendo esempio dalla storia e dalle circostanze del presente con il metodo dell’induttività, e che propone un modello di governo per lo stato. Machiavelli fu il primo a fondare la politica come scienza autonoma dalla morale religiosa o da qualsiasi interesse di parte;
-Francesco Guicciardini il quale si definisce realista accusando Machiavelli di esser un utopista. Ha una visone sfiduciata della vita, in quanto viene influenzato dal famoso Sacco di Roma. Egli sostiene la validità del “particulare” ossia il tornaconto personale, i propri interessi, scopi o progetti che portano al benessere comune.

Il secondo periodo, quello del Manierismo, è radicalmente differente dal primo. La Chiesa dopo il Concilio di Trento attua la Controriforma che si ostinava a controllare e indirizzare lo sviluppo della cultura con la crescente perdita di potere e autonomia degli intellettuali laici. Tribunale dell’Inquisizione e l’Indice dei libri furono alcuni degli aspetti del regime del terrore attuato dalla Chiesa. L’esercizio dell’ortodossia fece venir meno gli stimoli culturali e innovatori che avevano animato il Rinascimento. La civiltà rinascimentale italiana aveva ormai perso la sua creatività e si stava adagiando in uno stanco ideale di decoro formale. Ogni autentico interesse ed entusiasmo erano ormai tramontati ed anche l'arte da sorgente viva della coscienza, si cristallizzava in un classicismo formale, fondato su una minuta, e pedante precettistica.

L’intellettuale che, con le sue irrequietudini e attraverso temi e soluzioni stilistiche nuove, meglio interpretò questa età fu Torquato Tasso con la Gerusalemme liberata, ricca di artifici che seguono i modelli ben precisi di un rigoroso schema dettato dalla Chiesa.

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