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La vita e l’opera di Angelo Poliziano nella Firenze medicea del Quattrocento


All’interno del cenacolo artistico-letterario che si formò presso la corte di Firenze per iniziativa di Lorenzo dei Medici, emerse la figura di Angelo Poliziano, nella cui opera confluirono e trovarono equilibrio le molteplici tendenze culturali dell’Umanesimo quattrocentesco. Il vero nome del Poliziano era Angelo Ambrogini e derivò quel soprannome da Mons Politianus, cioè Monte Pulciano, dove nacque nel 1454. la sua formazione letteraria avvenne allo Studio di Firenze, dove il giovane ebbe modo di frequentare le lezioni dei dotti maestri che vi si avvicendavano. La pregevole traduzione in esametri latini di una buona parte dell’Iliade omerica lo fece rivelare all’attenzione degli intellettuali che frequentavano la corte del Magnifico, tanto che lo stesso Lorenzo gli chiese d’occuparsi della formazione culturale dei suoi figli Piero e Giovanni, accogliendolo in famiglia e considerandolo un fidato amico. Il Poliziano tenne la cattedra di eloquenza greca e latina allo Studio fiorentino e, pur non abbandonando mai gli studi filologici, manifestò crescente interesse per la letteratura in volgare. Soggiornò per un breve periodo anche a Mantova, presso i Gonzaga, e morì a Firenze nel 1494.
Il classicismo del Poliziano si riflette nelle sue opere in latino, dove il poeta cerca di riprodurre le forme della classicità latina e greca. Le sue competenze filologiche si rivelano soprattutto nelle Sylvae, prolusioni alle lezioni su Virgilio tenute allo Studio fiorentino. Altre opere in latino furono i Miscellanea e le Epistole. Tra le opere in volgare ricordiamo le numerose rime, canzoni a ballo e rispetti; ma le sue opere in volgare più importanti sono Le stanze per la giostra e La favola di Orfeo. Le stanze per la giostra sono dedicate a Giuliano dei Medici, fratello del Magnifico, vincitore della giostra del 1475, alla quale aveva partecipato rappresentando Simonetta Cattaneo.
L’opera rimase interrotta in conseguenza della morte dello stesso Giuliano, ucciso nel corso della congiura dei Pazzi messa in atto nel 1478 che causò anche il ferimento dello stesso Lorenzo. L’opera, incentrata sulla favola amorosa di Iulio, cioè Giuliano, e Simonetta, celebra il mito dell’eterna giovinezza, in simbiosi con la natura primaverile. La favola di Orfeo è un lavoro teatrale, nella forma dell’idillio pastorale, che ripropone il noto mito classico di Orfeo ed Euridice, ma per cantare il tema della bellezza effimera e fugace.
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