Iulio e Simonetta dalle Stanze per la giostra di Angelo Poliziano

Il poema Le stanze per la giostra è dedicato a Giuliano de’ Medici, detto Iulio nel testo, ed al suo amore per Simonetta Cattaneo, moglie di Marco Vespucci, stroncata da morte prematura.
Il Poliziano, nel suo poema, ha voluto esprimere la visione idilliaca ed edonistica propria del tardo Umanesimo cortigiano, ricorrendo agli ideali formali della poesia volgare ed al ricordo dei miti classici.
I temi presenti nei versi sono la celebrazione del mito della bellezza mediante la trasfigurazione, secondo il modello platonico, della donna in un’ideale figura d’incanto e di grazia; la concezione naturalistica dell’amore, considerato come una forza vitale che non ammette ostacoli, la malinconia che nasce dalla caducità delle cose belle; l’evasione da una realtà avvertita come grigia e soffocante, per trovare rifugio nella dimensione ideale della bellezza e dell’armonia.

Riassunto del brano poetico: Iulio, giovane cacciatore che disprezza l’amore considerandolo qualcosa di futile e lezioso, vede improvvisamente una cerva apparire davanti ai suoi occhi mentre è impegnato in una battuta di caccia con alcuni amici in un bosco. Il giovane si allontana dal gruppo e comincia ad inseguire l’animale, nel vano tentativo di ucciderlo con le frecce del suo arco e con la “fida spada”. Ma d’un tratto la fiera scompare ed al suo posto appare una ninfa bellissima (Simonetta) che attrae l’attenzione di Iulio. La trasformazione della cerva in ninfa è opera di Cupido, il dio dell’amore, al quale si erano rivolti tutti gli innamorati affinché, con un inganno, facesse invaghire il giovane di una donna. E, in effetti, anche un uomo come Iulio, fino a quel momento restio a manifestare i propri sentimenti, non può resistere al fascino divino della ninfa. Egli se ne innamora a prima vista e ne loda la bellezza luminosa; ma lei, dopo avere scambiato qualche parola con il giovane, se ne va, lasciando dietro di sé una scia di malinconia e tristezza.
Il componimento è formato da ottave di endecasillabi in rima secondo lo schema ABABABCC.
Il testo, dal punto di vista stilistico, è caratterizzato da un linguaggio letterario ed aulico, con una sintassi complessa ed un frequente uso di subordinate ed inversioni. La perfezione stilistica e l’eleganza dei versi sono funzionali a trasportare il lettore in una dimensione incantata e voluttuosa, sulla quale però si stende un velo di malinconia.
La figura di Simonetta, che appare nelle sembianze prima di una cerva e poi di una ninfa, viene rappresentata come una meraviglia della natura, con la grazia e la freschezza tipiche delle donne raffigurate dai pittori rinascimentali. Non a caso la sua descrizione (“Candida è ella, e candida la vesta, / ma pur di rose e fior’ dipinta e d’erba”) richiama la Primavera del Botticelli.

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