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Baldassarre Castiglione e il Libro del Cortegiano



L’esperienza intellettuale di Baldassarre Castiglione (Casatico, Mantova, 1478 - Toledo, 1529) è caratterizzata dai tratti tipici dell’attività degli umanisti, dalla mobilità al rapporto con il signore e con la corte, all’impegno diretto nell’attività politico-diplomatica. Egli vive presso le corti di Ludovico il Moro a Milano, dei Gonzaga a Mantova e dei Montefeltro a Urbino. Quest’ultimo soggiorno è fondamentale, perché nel suo capolavoro, Il libro del Cortegiano (concepito già intorno al 1510, ma a lungo elaborato fino all’edizione del 1528), egli raffigura la realtà della corte urbinate nel suo momento di massimo splendore e propone una rappresentazione della città destinata a divenire l’emblema della “cultura delle corti”. Il libro di Castiglione rappresenta il punto di arrivo di una ricerca umanistica centrata sull’idea di un’educazione integrale dell’uomo. Esso ha un immediato successo editoriale e costituisce il modello fondante per successivi trattati e dialoghi dedicati al tema della formazione e del comportamento dell’“uomo di corte”, come il Galateo di Giovanni Della Casa. Il Cortegiano, diviso in quattro libri, è un trattato in forma di dialogo nel quale è rappresentata una conversazione serale, tenutasi alla corte di Urbino nel 1507. Oggetto del dialogo è la definizione della figura del perfetto cortigiano, ma numerose sono le divagazioni su singoli temi che suscitano l’interesse dell’autore. Tra queste si ricorda, nel libro I, quella dedicata a un modello di lingua sovranazionale, basato sull’uso vivo della società colta contemporanea: una posizione, all’interno della questione della lingua che non riesce ad affermarsi. I contenuti dei singoli libri, in estrema sintesi, sono invece così distribuiti:
1) I libro: tema della cortegiania e qualità fisiche e morali del perfetto uomo di corte, esperto di lettere e armi, consigliere del sovrano e collaboratore del principe. Al cortigiano sono richieste misura, grazia e quella forma di eleganza raffinata ma priva di artificiosità definita sprezzatura;
2) II libro: modi e circostanze in cui il cortigiano può dare prova delle sue qualità;
3) III libro: la figura della «donna di palazzo », corrispettivo femminile del perfetto cortigiano. Il Cortegiano, nel rivalutare il peso sociale e culturale della donna elevandola al pari dell’uomo, colloca la posizione di Castiglione decisamente all’avanguardia nella letteratura rinascimentale;
4) IV libro: i rapporti fra il cortigiano e il principe e i compiti dell’uomo di corte, investito, in qualità di consigliere del signore, di un preciso ruolo politico. Nella seconda parte dell’ultimo libro, per bocca di Pietro Bembo, è istituito un confronto tra l’amore cortese e l’amore platonico, passione spirituale capace di elevare la conoscenza al sommo Bene.
L’ideale etico ed estetico, sociale e politico rappresentato nel libro di Castiglione ha una fondamentale importanza, perché fornisce il modello del perfetto “uomo di corte” condiviso dalla civiltà europea almeno fino alla Rivoluzione francese.
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