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Cortegiano - Baldesar Castiglione


Con l’umanesimo le regole di condotta non riguardano più la spiritualità, ma riguardano il modo di comportarsi nella vita quotidiana, reale. Non c’era più un influsso etico o spirituale. Ecco che allora in questo periodo nascono due testi, che sono il Cortegiano di Baldesar Castiglione e il Galateo di Monisgnor dalla Casa. Questi manuali trattano del modo di comportarsi a corte, che non è quel comportamento eticamente corretto volto a raggiungere la salvezza spirituale di Dante, ma è un modo di comportarsi con gli altri uomini. L’humanitas è un rapporto di uomo con uomo. Ecco allora che nascono questi testi, che sono dei manuali didascalici su come appunto essere dei perfetti uomini di corte.
Il Cortegiano è un trattato dialogico: in questi circoli c’è un rapporto di amicizia e di confronto continuo, quindi il dialogo rappresenta in modo molto chiaro questo confronto, questo esporre le proprie opinioni, ascoltare quelle degli altri. Molti trattati di questo periodo quindi sono di tipo dialogico. Il testo è ambientato a Urbino, dove Baldesar Castiglione aveva vissuto. Qui si decide come trascorrere una serata, quale gioco fare per passare la serata (chiaro richiamo al Decameron). Uno dei cortigiani, Federico Fregoso, propone l’idea di descrivere il perfetto cortigiano. La conversazione dura 4 serate e si svolge presso le stanze private della duchessa di Urbino, Elisabetta. Anche qua l’atmosfera è molto rarefatta, e ricorsa quella della cornice del Decameron: una vita di corte isolata e lontana dagli impegni politici. fra gli interlocutori ci sono dei personaggi famosi, quasi a ricreare ancora il circolo culturale e di amicizia che legava gli umanisti. Troviamo: Bembo (che scrisse “Le prose della volgar lingua”, ponendo le basi della lingua italiana), Giuliano de Medici e Ludovico di Canossa. Non c’è Castiglione, che non partecipa in prima persona alle conversazioni, perché finge di essere in Inghilterra in quel periodo.
Il cortigiano perfetto viene delineato così: deve essere esperto nelle armi, ma deve anche essere colto, a livello filosofico e artistico. Deve sapere suonare e danzare. Ma le qualità più importanti sono l’autocontrollo, la misura e l’equilibrio. I difetti peggiori invece sono l’esibizionismo e l’affettazione. Secondo Baldesar Castiglione la virtù migliore è la “sprezzatura” (neologismo), cioè la capacità di far sembrare naturale qualcosa che invece è stato costruito con grande fatica e grande studio. Per esempio parlare con naturalezza di un argomento, come se la cosa venisse spontanea, naturale, quando magari invece è frutto di lunghi studi, di fatica, di impegno. La sprezzatura quindi è il contrario dell’affettazione e dell’esibizionismo, perché fa sembrare naturale una profonda cultura che invece si è maturata con lo studio.
Molto importante è il IV libro, dove si parla del rapporto fra il principe e il cortigiano e si dice che il cortigiano deve consigliare il principe e indirizzarlo verso il bene, la giustizia e la pace. Anche questa idea corrisponde alla nuova realtà delle corti del periodo dell’umanesimo e del rinascimento. Ci sono moltissime corti e moltissimi personaggi politici, che vengono aiutati e sostenuti da dei consiglieri, che sono proprio questi perfetti cortigiani che Baldesar Castiglione sta cercando di delineare. I cortigiani quindi sono anche dei funzionari, sono veri e propri funzionari del principe.
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