A se stesso di Giacomo Leopardi

In A se stesso Leopardi impiega un tono e sviluppa dei temi nuovi. Colpisce l’estrema energia del testo. In esso il poeta si rivolge al suo cuore invitandolo a calmarsi: il mondo e la vita umana sono ben inferiori a quello che il nobile animo dell’uomo vorrebbe; per questo bisogna disprezzare non solo la propria inutile capacità di palpitare, ma l’intero universo, e ancor di più quella forza cieca e impersonale che porta l’universo ad auto conservarsi, senza scopo e con sofferenza di tutti gli esseri.
Nata da un fatto concreto la fine di una illusione amorosa la poesia è un ottimo esempio dell’ultimo Leopardi, duro, essenziale, estremamente combattivo nei confronti di una situazione esistenziale comune a tutti l’inutilità e la pena del vivere che ha ormai deciso di considerare ingiusta e contro la quale vuole battersi senza riserve, pur sapendo che finirà sconfitto. Da notare che la fermezza dei concetti viene trasmessa da un tessuto ritmico e fonico duro e spezzato, con numerosi enjambements e con suoni cupi e duri.

In una pagina dello Zibaldone, Leopardi dichiara che ciò che rende adulta una persona sono le due esperienze fondamentali della vita: provare un grande dolore e innamorarsi. In effetti, nella sua vita accaddero entrambe le cose. Quando noi leggiamo le sue opere, ci rendiamo conto che gli sviluppi più audaci e interessanti del suo sistema sono legati a queste due esperienze esistenziali. Leopardi ebbe una storia d’amore reale solo verso i trent’anni, quando già viveva autonomamente lontano da Recanati e dalla famiglia: si innamorò di un’affascinante signora fiorentina, Fanny Targioni Tozzetti, per la quale provò una passione piena e matura.
La vicenda si concluse con un rifiuto da parte di Fanny, ma intanto Leopardi attraverso quest’esperienza aveva accettato di misurarsi con la vita reale, di mettersi completamente in gioco sul piano affettivo, tant’è vero che da quel momento ebbe delle grandi amicizie e ottenne di vivere sempre con persone scelte da lui, lontano da Recanati e dalla famiglia di origine.
Durante la storia d’amore per Fanny Leopardi elaborò il suo sistema in termini più combattivi ed eroici. È vero che la natura ci è nemica e che noi siamo purtroppo condannati a vivere e morire senza scopo e oppressi dal dolore e dalla noia, ma è nostro dovere morale dire apertamente che questa situazione è ingiusta e infame, ribellarci contro la cieca volontà della natura e non accettare supinamente quello che lei ha decretato per noi. Non solo, ma in una situazione del genere è bene che gli uomini si alleino fra loro per combattere insieme contro la natura, cercando di limitarne i danni con la solidarietà reciproca.
Un anno prima di morire, a Napoli, dove si era stabilito in compagnia di un amico, Leopardi scrisse un poemetto, La ginestra, che esprime questa teoria attraverso un racconto allegorico ispirato al bellissimo e selvaggio paesaggio del Vesuvio.

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