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Dopo un fallito tentativo di fuga dalla casa di Recanati Leopardi di chiude sempre di più in sè stesso e trascorre un periodo molto buio al punto tale da non credere più nella poesia, che per lui voleva dire sogno, illusione. Si dedica quindi ad un'attività diversa, la prosa.
Compone in questo periodo le Operette morali nelle quali è ravvisabile la grande esperienza dei classici, e la filosofia sensista.
Le operette morali non sono un unico genere letterario ma si rifanno a diversi generi: dialoghi, racconti, canti. Non vi è un genere univoco per tutte le operette morali ma quelle famose si presentano sotto forma di dialogo filosofico, in prosa filosofica.
Con questa produzione Leopardi raggiunge uno dei punti più bui del suo pessimismo al punto tale che segna il passaggio dal pessimismo storico a quello cosmico, una fase in cui la natura è considerata maligna.
La natura da materna diventa matrigna, una figura che non si cura del bene dei figli, come li avesse acquisiti senza volerli. Diventa maligna perchè non ricerca la felicità dell'uomo ma ne vuole semplicemente salvaguardare la specie sacrificando il singolo debole. In questa concezione si ritrova Darwin, a prova della vasta cultura leopardiana anche in materia scientifica. L'operetta morale che più di tutti è simbolo di questa nuova teoria è il Dialogo della natura e di un islandese alla fine della quale la natura spiega che la sua funzione è solo quella di creare al fine che gli uomini non si estinguano, non di creare un posto nel quale possano essere felici. A prova che non vi è un finalismo esplicito in essa alla fine la natura si mangia l'islandese per sottolineare che l'uomo esiste ma tutte le ricerche del suo finalismo esistenziale non hanno una risposta. L'unica risposta del perchè l'uomo esista è per soffrire. Ecco perchè pessimismo cosmico, perchè la sofferenza discende dalla natura stessa.

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