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Il pessimismo è una costante in Leopardi ed è riconosciuto da lui stesso come un momento fondamentale nel suo pensiero quando nello Zibaldone parla della conversione al “vero” perché è appunto la ragione che ci fa svelare il vero (da lui definito arido vero, che non è fertile) perché appunto scoprire la verità e avere la consapevolezza di essa fa morire l’immaginazione la quale non è altro che una creazione continua. La verità quindi in quanto tale è arida. Abbiamo quindi la scoperta del vero con la sua conseguente conversione al vero ovvero il “cambiamento”. Nella sua vita Leopardi riconosce delle conversioni di punti di vista cioè dei cambiamenti e la prima è appunto la conversione al bello. Leopardi in quel periodo è recluso nella sua casa leggendo i libri del padre e la sua cultura è focalizzata sul clima che il padre istituì all’interno della casa. Però ad un certo punto della sua vita Leopardi chiede di aggiornare la biblioteca e comincia a leggere Alfieri, Foscolo, Goethe, letterati francesi ecc.. facendo da solo ciò che Madame de Stael avrebbe detto ai poeti italiani di fare. Inoltre Approfondisce Dante, leggendo di ogni opera esclusivamente passi romantici come nell’Eneide, Odissea ecc.. quindi legge di tutti i grandi autori gli aspetti romantici, sensibili delle opere. La concezione del bello improntata in questo discorso di riscoperta di questi classici da un nuovo punto di vista è riferito appunto alla poesia e viene considerata con il termine “vago” indefinito. Il bello è la poesia ovvero la poesia contemporanea ovvero preromantica.

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