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Leopardi: pensiero e poetica


Nell’opera poetica di Giacomo Leopardi emerge la pessimistica concezione della vita, dominata dal dolore e dall’infelicità. Al centro della sua meditazione c’è l’uomo e il suo rapporto con la natura. Gli interrogativi ai quali cercò costantemente una risposta sono: qual è il significato della vita? Perché la natura ci condanna al dolore e alla morte? Può l’uomo conoscere il piacere e la felicità?
Per Giacomo Leopardi la causa dell’infelicità umana è la natura che, considerata in un primo momento buona e benigna, viene in seguito vista come «matrigna», malvagia e feroce, in quanto suscita nell’uomo speranze e illusioni che poi delude sempre.
E così il pessimismo di Giacomo Leopardi da individuale, in cui il poeta trova ancora qualche conforto nella contemplazione e nell’interrogazione della natura, diventa pessimismo storico, in cui riconosce nella ragione la causa dell’infelicità dell’uomo, perché essa gli dà la consapevolezza di tale infelicità nell’età adulta, e infine pessimismo cosmico: la natura rende infelici non solo gli uomini ma tutti gli esseri del creato.

La gioia è solo momentanea, è cessazione del dolore e al di là del dolore c’è la «noia» che spegne nel cuore il desiderio di vivere. A salvare da tale abisso contribuisce senza dubbio la poesia.
Quanto alla metrica e al linguaggio, partendo da posizioni tradizionali Giacomo Leopardi è andato elaborando uno stile originale. La forma adottata in prevalenza è la canzone, utilizzato nel Trecento da Francesco Petrarca, ma con alcune innovazioni: i versi, endecasillabi e settenari, creano un ritmo libero da schemi, seguendo l’evolversi del pensiero. Nel lessico, accanto a termini raffinati e arcaici si inseriscono parole semplici e quotidiane: Giacomo Leopardi amalgama tradizione e innovazione, conseguendo risultati altamente poetici e suggestivi.
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