Concetti Chiave
- Le Operette Morali, pubblicate nel 1824, comprendono 20 operette e sono state ampliate nelle edizioni successive, culminando in 24 opere nella quarta edizione del 1845.
- La prima operetta, "Storia del genere umano", affronta la ricerca del piacere umano attraverso una narrazione mitica, evidenziando la noia e l'insoddisfazione dell'umanità.
- Il tema dell'infelicità è esplorato in diversi dialoghi, come il "Dialogo di Malambruno e di Fardello", evidenziando lo squilibrio tra desideri e realizzazioni.
- Il "Cantico del gallo silvestre" riassume il pessimismo cosmico di Leopardi, affrontando la materialità dell'esistenza e la superiorità della morte sulla vita.
- Le opere di Leopardi innovano lo stile letterario italiano combinando elementi di commedia e tragedia, creando un linguaggio unico che unisce eleganza e naturalezza.
Le OPERETTE MORALI
Elaborazione e contenuto
Le edizioni delle Operette Morali
Il 1824 è l’anno delle Operette morali.
Comprende 20 operette e riflette l’ordine cronologico di composizione, con poche modifiche.
Vengono pubblicate 22 operette (si sono aggiunte “Il dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” e “Il dialogo di Tristano con un amico”).
TERZA EDIZIONE: 1837 (Napoli, Starita) che viene però bloccata dalla censura borbonica e resta un’edizione parziale.
QUARTA EDIZIONE: postuma, nel 1845 appare a Firenze a cura di A. Ranieri. Contiene 24 operette.
La Storia del genere umano
Le Operette morali si aprono con la Storia del genere umano, una prosa che narra secondo una prospettiva mitica e allegorica le vicende dell’umanità, che sono raggruppate in varie epoche, segnate dalla disperata ricerca del piacere. Posti dagli dei in un mondo senza varietà, gli uomini si annoiano a tal punto che arrivano ad uccidersi. Gli dei allora variano l’aspetto delle cose, ottenendo un giovamento momentaneo. Poi Giove sparge tra gli uomini alcuni “fantasmi”, quali Giustizia, Virtù, Gloria, Amor patrio. Infine Giove manda tra gli uomini la Verità, chiamando a sé gli altri geni e per non rendere troppo terribile la sorte lascia sulla terra Amore, unica entità capace di resistere al potere distruttivo della Verità. La prima operetta funge da proemio con stile e linguaggio solenne e arcaicizzante.
Dialoghi e riflessioni sull'infelicità
Nel Dialogo di un folletto e di un genio viene derisa l’illusione antropocentrica (uomo al centro dell’universo): l’estinzione della specie umana è rappresentata dal punto di vista straniato di due mitici abitatori del sottosuolo. L’evento non ha nessuna delle conseguenze catastrofiche di cui gli uomini hanno fantasticato, anzi prosegue tranquillamente.
Nel Dialogo di Malambruno e di Fardello è presente il tema dell’infelicità umana e dello squilibrio tra desideri e loro realizzazione.
Nel Dialogo della Terra e della Luna, Leopardi riflette sul dolore che si allarga in prospettiva cosmica.
La scommessa di Prometeo
La scommessa di Prometeo, che alterna parti narrative a battute dialogiche, è una delle operette più complesse. Prometeo sostiene che l’uomo è l’essere più perfetto dell’universo, ma Momo non è d’accordo. Nasce una scommessa, da risolvere verificando nei cinque Continenti, la condizione degli uomini. Alla fine Prometeo ammette la propria sconfitta e paga a Momo la scommessa.
Il tema dell'infelicità umana
Il Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare ha come tema l’infelicità. Il piacere cui l’uomo aspira non si dà mai al presente, ma è proiettato nel futuro in forma di speranza o nel passato in forma di rimpianto. Il male maggiore è la noia, cioè “ il desiderio puro della felicità” contro cui gli unici rimedi sono “il sonno, oppio e il dolore”.
Il tema dell’infelicità è ricondotto al nucleo filosofico con il successivo Dialogo della Natura e di un Islandese. L’Islandese ha fuggito tutta la vita la Natura, convinto che essa perseguiti gli uomini causando infelicità, ma ne è tuttavia stato perseguitato continuamente. Infine si imbatte proprio nella Natura, indifferente al bene e al male degli uomini e che afferma le leggi di uno spietato materialismo.
Il Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez si svolge nel corso della navigazione verso terre sconosciute, durante la notte.
Il Cantico del gallo silvestre
L’ultima operetta composta nel 1824 è la prosa Cantico del gallo silvestre, nella quale si fondono una forma lirica (cui allude il titolo) e un contenuto di desolato pessimismo cosmico. Il Cantico riassume alcuni temi portanti del libro:
• radicale materialità dell’esistenza;
• Prevalere insensato del male e del dolore;
• Assenza della felicità;
• Superiorità della morte sulla vita;
• Superiorità del sonno sulla veglia (dell’incoscienza sulla coscienza);
• Superiorità del non-essere sull’essere.
Nuovi testi e dialoghi
Nello stesso anno in cui usciva la prima edizione delle Operette (1827) Leopardi scrisse altri due testi, pubblicati postumi nella terza edizione: Il Copernico e il Dialogo tra Plotino e Porfirio. Nel Dialogo tra Plotino e Porfirio convergono il tema dell’infelicità umana e del rapporto tra uomo e natura. Viene soprattutto affrontata la questione del suicidio.
Nel 1832 Leopardi scrive altri due testi, raccolti nell’edizione fiorentina (1834) e in quella di Ranieri (1845): Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere e il Dialogo di Tristano e di un amico. Il primo è il dialogo tra un venditore di calendari e un passante e l’altro rappresenta la posizione conclusiva. In Tristano si dà la più esplicita incarnazione del punto di vista dell’autore e nel dialogo si affronta direttamente il giudizio sul libro che precede. Tristano finge, dialogando con l’amico che lo accusa dell’eccessivo pessimismo, di aver cambiato parere e di aver aderito all’ottimismo delle idee dominanti. Ma poi la palinodia si rivela apparente e viene riaffermato il valore della verità e della dignità che ne deriva.
L'innovazione stilistica di Leopardi
Con le Operette, Leopardi vuole dare un nuovo genere e una nuova lingua alla tradizione letteraria italiana che manca dello stile e del genere comico. Il nuovo stile intende mescolare commedia e tragedia, quindi trattare argomenti tragici in forma comica. Per attuare il suo progetto, Leopardi deve creare una lingua in cui l’efficacia dimostrativa sia unita alla fluidità e all’armonia.
Lo stile delle Operette mescola linguaggi e toni diversi: dal classico al comico-quotidiano, dal prestigioso al colloquiale, unisce eleganza e naturalezza, inventiva e rigore per creare un “mescolato” stilistico originale.
I modelli cui Leopardi attinge sono principalmente quelli della Letteratura classica antica: l’apologo morale, il dialogo filosofico platonico o ciceroniano, Luciano. Il titolo rende omaggio alle Operette di Isocrate. Le 24 Operette si possono suddividere in due parti (12 e 12) introdotte ambedue da un’operetta con funzione premiale.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale delle "Operette morali" di Leopardi?
- Come si sviluppa la "Storia del genere umano" nelle "Operette morali"?
- Qual è l'innovazione stilistica proposta da Leopardi nelle "Operette morali"?
- Qual è il significato del "Cantico del gallo silvestre" all'interno delle "Operette morali"?
- Come viene affrontato il tema del suicidio nel "Dialogo tra Plotino e Porfirio"?
Il tema centrale delle "Operette morali" è l'infelicità umana, esplorata attraverso vari dialoghi e riflessioni che evidenziano il contrasto tra desideri e realizzazioni, la noia e la ricerca di significato nella vita.
La "Storia del genere umano" apre le "Operette morali" e narra, in chiave mitica e allegorica, la ricerca disperata del piacere da parte degli uomini, che, annoiati, si uccidono, fino all'intervento degli dei che introducono la Verità e l'Amore come uniche entità capaci di resistere al potere distruttivo della Verità.
Leopardi introduce un nuovo genere e una nuova lingua, mescolando commedia e tragedia, trattando argomenti tragici in forma comica e creando uno stile originale che unisce eleganza e naturalezza, attingendo a modelli della letteratura classica.
Il "Cantico del gallo silvestre" riassume i temi portanti delle "Operette morali", esprimendo un pessimismo cosmico e sottolineando la radicale materialità dell'esistenza, l'insensato prevalere del male e la superiorità della morte sulla vita.
Nel "Dialogo tra Plotino e Porfirio", Leopardi esplora il tema dell'infelicità umana e il rapporto tra uomo e natura, affrontando in particolare la questione del suicidio come una risposta alla sofferenza e all'indifferenza della Natura.