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Operette morali - Giacomo Leopardi

Le operette morali vengono scritte da Leopardi dopo il suo ritorno da Roma. Rimane deluso dalla cultura, dai monumenti e dalle donne romane. C’è il passaggio dal bello all’arido vero (la filosofia). Si appassiona dello studio della filosofia e abbandona la scrittura delle poesie (poesia d’immaginazione). Le operette morali sono scritte in prosa e comprendono riflessioni sulla vita, dialoghi immaginari sull’esistenza umana, un po’ come nella filosofia. Viene pubblicata una raccolta delle operette morali nel 1827, che poi verrà rimaneggiata.
La caratteristica principale delle operette morali è la brevità. Il tono è meno dotto rispetto alla scrittura tradizionale di Leopardi. Sono soprattutto opere d’impegno civile, un po’ come alcune poesie (ad esempio “All’Italia”). Riflettono su qualsiasi cosa riguardi il mondo di quel periodo. Sono opere che lo impegnano sulla riflessione della società di quel momento. Sono sotto-forma di dialoghi immaginari o di racconti fantasiosi; oppure sono dei brevi saggi affidati a personaggi mitologici, immaginari o storici (ad esempio Cristoforo Colombo). Lo stile è satirico. Guardandosi intorno Leopardi non può far altro che ironizzare sotto-forma di satira.
Uno dei nuclei tematici delle operette è quello della natura come causa dell’infelicità del genere umano. Altro tema è la superficialità dell’uomo, intesa come mancanza di ideali, soprattutto delle generazioni a lui contemporanee.
Ultimo nucleo tematico è quello della considerazione sul piacere, il quale non è duraturo.
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