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La ginestra

Tra il 1819 e il 1823, Leopardi si distacca dalla religione e aderisce al materialismo e sensismo.
A proposito del cristianesimo, pensava che nonostante la forza illusoria, non aveva reso l’uomo meno infelice.
Nasce quindi La ginestra, polemica contro lo spiritualismo e qualsiasi forma di visione antropocentrica (l’uomo al centro dell’universo). Leopardi afferma un’ idea di progresso, fondata sul pessimismo, animato da una nuova vitalità e una nuova volontà di lotta: va bene il progresso e la fiducia in esso (‘superbo e sciocco’), ma non bisogna pensare che risolva ogni problema dell’uomo. Data l’immutabile infelicità umana, l’unica soluzione è accettare la verità della propria insignificanza e stringersi in un patto di solidarietà contro la minaccia della natura e le ingiustizie sociali.

L’allegoria del fiore del deserto

Il poeta rifiuta i facili miti della scienza e sostituisce questi principi illusori con una nuova moralità laica (non fondata sull’esistenza di un Dio) di solidarietà sociale, senza tratti individualistici ed eroici di una sfiga, ma come un atteggiamento comune di tutta l’umanità.
A questo atteggiamento combattivo si accompagna una nuova rappresentazione della natura: le immagini vaghe e indefinite di Recanati, lasciano il posto all’arido paesaggio vesuviano, dove tra distese di lava si nasconde la serpe. La ginestra, fiore che consola i deserti, è allegoria della vita che resiste alla distruzione.

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