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Leopardi vs Manzoni

1. L: 1798 – 1837
1. M: 1785 – 1873
2. L: ancorato al materialismo settecentesco (come Foscolo, che poi aveva ideato la religione delle illusioni).
2. M: dall’Illuminismo alla fede cristiana.
3. L: produzione letteraria soggettiva e lirico-intimistica.
3. M: produzione letteraria oggettiva e storico-realistica.
4. L: poesia.
4. M: opere narrative.
5. L: abita nello Stato pontificio (reazionario).
5. M: abita nella vivace Milano.

Manzoni e Leopardi si conoscono a Firenze negli anni ’30 e non si apprezzano affatto. Leopardi in un suo testo scrive che gli dà fastidio il suo romanzo in sé (i “Promessi sposi”), e anche la divinazione che se ne fa.

Leopardi scrive lo “Zibaldone”, insieme diario e autobiografia, una raccolta di pensieri, appunti, riflessioni, considerazioni (critica letteraria, schede filologiche sui classici e sulle letterature moderne, progetti di opere, abbozzi di componimenti poetici, ma anche dubbi e ricerche) raccolte dal 1817 al 1832. Sono circa 4000 opere manoscritte lasciate in eredità ad Antonio Ranieri. L’opera viene curata tra il 1898 e il 1900 a Firenze da una commissione di studiosi guidati da Carducci, e pubblicata con il titolo “Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura”. Le liriche sono, inoltre, distribuite dall’autore sia in base all’ordine cronologico di stesura dei componimenti, sia in base al genere e ad elementi stilistici e tematici.

Le opere sono scritte in tanti momenti diversi.
1. Opere degli anni dello “studio matto e disperatissimo”, ossia le opere giovanili:
- 1813: saggio “Storia dell’astronomia”.
- 1815: “Saggio sugli errori popolari degli antichi”.
- 1816: traduzione della “Titanomachia” di Esiodo, degli “Idilli” di Mosco, del I libro dell’“Odissea” e delle “Odi” di Orazio.
Inoltre progetta di scrivere un’opera autobiografica (può avere il titolo di “Storia di un’anima” o “Vita di Silvio Sarno” o “Eugenio”) e degli inni sacri, che alla fine non termina perché il Cristianesimo non gli è congeniale, perché parla di felicità eterna e non di quella terrena, la più importante e necessaria.
2. 1816-1818: anni della conversione estetica = dall’erudizione al bello.
- 1816: indirizza alla “Biblioteca italiana” una lettera, che non viene pubblicata, nella quale, in polemica con la Stael, esalta il valore dei classici e mette in evidenza la diversità dei poeti antichi rispetto ai moderni di fronte alla natura.

- 1818: “Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica”, dove difende i classici, ma attribuisce loro tutte le caratteristiche dei romantici. Egli ritiene che la poesia degli antichi sia superiore perché espressione di fantasia e di immaginazione, qualità tipiche dei primitivi e dei fanciulli. Gli antichi, vicini alla natura incorrotta e liberi dalla costrizione della ragione, avevano potuto creare i miti e le favole, cioè quelle illusioni che rivestono la dura realtà della vita; era la natura stessa a creare illusioni, per nascondere agli uomini il vero. La sua difesa dei classici viene spostata in una riflessione più ampia di carattere filosofico che contrappone due concetti fondamentali: natura e ragione.
- Natura: poesia – Ragione: filosofia.
- Natura: bello – Ragione: vero.
- Natura: antichi – Ragione: moderni.
“Zibaldone”: “La ragione è nemica della natura: la natura è grande, la ragione è piccola”.
Tuttavia intuito, istinto e fantasia (propri della natura), con cui gli antichi esprimevano i propri sentimenti, nonché il rifiuto del principio di imitazione, falso e artificioso, dell’abuso della mitologia, delle regole dei generi letterari sono caratteristiche proprie dei romantici.
Con l’avvento della modernità, l’equilibrio tra uomo e natura si è rotto a causa della ragione, che ha fatto cadere le illusioni e svelato la vanità dell’esistenza e degli sforzi per raggiungere la felicità.
Anche se consapevole dell’infelicità umana, Leopardi sostiene l’importanza delle illusioni, seppure filtrate attraverso la memoria, la “rimembranza”.

- 1819-1821: anni della conversione filosofica = dal bello al vero: scopre che la natura è benigna verso l’uomo (mito del buon selvaggio di Rousseau). La civiltà, il progresso e la ragione sono nemici dell’uomo, che passa a uno stato negativo.

- Fase del pessimismo storico: 1819-1821.
- 1821-1824 c.ca: scopre che i confini tra filosofia e poesia sono molto labili e che la natura è cattivissima, una matrigna, una noverca, che crea l’uomo e poi lo abbandona a se stesso. Si parla di pessimismo costico (tutto è male): trova organica sistemazione nelle “Operette morali”, soprattutto nei dialoghi (“Dialogo della Natura e di un Islandese”), scritte nel ’24 con aggiunte del ’32.
- 1936: pessimismo agnostico, in nome della solidarietà per gli uomini; bisogna stare tutti uniti contro la natura = tema della “Ginestra”, oltre a quello della lotta, ma mai una lotta di classe: gli uomini devono unirsi contro il nemico comune per eccellenza, la natura (è come una mela che cade su un formicaio).
L’ultimo Leopardi è definito titanico.

Produzione poetica: Canti

Nel 1831 pubblica i “Canti”, una revisione delle sue opere poetiche.
1. Il primo gruppo di testi (1818-1821) è costituito dalle “Canzoni”, divise in due gruppi:
- Civili: “All’Italia”, “Sopra il monumento di Dante”, “Nelle nozze della sorella Paolina”, “Ad un vincitore nel pallone”, “Ad Angelo Mai” (Mai era un erudito ecclesiastico che nel 1821 aveva ritrovato il “De republica” di Cicerone, del I secolo a.C.).
- Filosofiche: “Inno ai patriarchi”, “Alla primavera o delle favole antiche”, “Bruto minore” e “Ultimo canto di Saffo”, chiamate (queste ultime due) “canzoni del suicidio”, una proiezione psicologica di Leopardi.

2. Del secondo gruppo di testi (1819-1821) fanno parte i Piccoli Idilli, in endecasillabi sciolti: “L’Infinito”, “Alla luna”, “La sera del dì di festa”, “Il sogno”, “La vita solitaria”. Idillio è un termine di matrice greca da “eidyllion”, che significa “immagine”, “quadretto”, “piccola veduta”, un breve componimento lirico di tematica agreste o pastorale di poeti greci (Teocrito, III secolo a.C; Mosco e Bione, II secolo a.C.) e latini (Virgilio, I secolo a.C., “Egloghe”). In Leopardi la percezione visiva e uditiva della realtà esterna è occasione per creare una poesia dell’immaginazione e del sentimento, della rimembranza e dell’indefinito; così l’idillio va nella direzione della parola indefinita e vaga, intesa come “evocativa”, ossia come parola ricca e profonda, capace di rappresentare più idee nello stesso tempo. Oltre alla descrizione, alla visione del paesaggio, subentra il paesaggio interiore, cui si associa la riflessione filosofica di carattere universale. I “Piccoli idilli” sono quadretti poetici definiti dal poeta “esperimenti, situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo”. Qui sviluppa il pessimismo cosmico (fino al 1821 è solo storico).
Successivamente, dal 1823 al 1828, l’ispirazione poetica si interrompe per lasciare il posto alla prosa filosofica delle “Operette morali”.
3. Al terzo gruppo, in cui riprende la poesia nel 1828-1829, appartengono i Grandi Idilli (pessimismo cosmico) o Canti Pisano-Recanatesi, in endecasillabi e settenari alternati: “Il risorgimento” (della mia anima, della mia poesia), “Il sabato del villaggio”, “A Silvia”, “La quiete dopo la tempesta”, “Le ricordanze”, “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”.
4. Del quarto gruppo, 1831-1834, fa parte il Ciclo di Aspasia (simbolo di una figura femminile colta) dove ritorna il tema del suicidio: “Il pensiero dominante”, “Amore e morte”, “Consalvo”, “A se stesso”, “Aspasia”.
5. Nel 1836 scrive “La ginestra o il fiore del deserto” (ma anche “Il tramonto della luna”), dove supera il pessimismo cosmico e viene ad affermarsi il pessimismo agonistico.
6. Nel 1835 scrive “Palinodia al marchese Gino Capponi”, dal 1831 i “Paralipomeni (“cose tralasciate”, “appendice”) della Batracomiomachia”, in cui i topi rappresentano i liberali napoletani, con le loro vaghe aspirazioni di libertà, le rane i conservatori, in particolare le truppe del pontefice di Pio IX, i granchi, che intervengono in appoggio alle rane, gli austriaci e le forze reazionarie.
7. Una poesia anomala è “Il passero solitario”: prima nei “Piccoli idilli”, ma incompleto, viene ripreso poi nel 1831 nei “Grandi idilli”; Leopardi decide di porlo come premessa. Esso è il canto della solitudine giovanile. Da un’antica torre un passero canta e in lui il poeta si immedesima, perché anch’egli, pur essendo giovane, non partecipa alla vita gioiosa e all’amore cui, durante la festa, si dedicano i ragazzi del borgo. La solitudine del passero, però, è inscritta nel suo codice genetico e quando l’animale morirà non avrà rimpianti, mentre il poeta sa che un giorno rimpiangerà la giovinezza di cui non ha saputo godere.

Operette morali

Sono, nell’edizione definitiva del 1845, 41 testi in prosa che Leopardi scrive nel 1824. Ne aggiungerà alcune fino al 1832.
Esse si collocano in un vuoto poetico tra “Piccoli” e “Grandi idilli”: matura il pessimismo cosmico, del quale questi testi sono la prima espressione scritta.
L’opera si concentra principalmente sul tema dell’universale infelicità, sulla fine dell’illusione antropocentrica e sulla critica al progressivo ottimismo tipico dell’Ottocento.
Sono testi staccati l’uno dall’altro, trattati filosofici sotto forma di “dialoghi” e “novelle”. I modelli cui Leopardi si rifà sono anzitutto i dialoghi filosofici di Platone (V-IV secolo a.C.) e le prose satiriche dello scrittore greco Luciano di Samosata (II secolo d.C.).
Tra essi vi sono delle operette non dialogiche: “Cantico del Gallo silvestre”, il trattato “Parini ovvero della gloria”, “Elogio degli uccelli”, “Detti memorabili di Filippo Ottonieri”.
Le operette dialogiche sono, invece: “Dialogo della Natura e di un Islandese”, “Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere”, “Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie”, “Dialogo di un folletto e di uno gnomo”, “Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare”, “Dialogo di Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez”, “Dialogo di Plotino e di Porfirio”, “Dialogo di Tristano e di un amico”.
Leopardi definisce così la sua ultima opera: è un discorso meta letterario, un libretto di “segni poetici, d’invenzioni e di capricci malinconici”.

Opere autobiografiche

Sono autobiografiche le canzoni “Bruto minore” (compie un ultimo gesto titanico: affronta titanicamente il fallimento degli ideali di libertà) e “Ultimo canto di Saffo” (Saffo muore titanicamente accusando la natura che l’ha creata brutta).
Saffo non è corrisposta da Faone, e allora Leopardi ne presenta il monologo prima del suicidio (si getta dalla rupe di Leucade: la tradizione voleva che chi fosse riuscito a salvarsi, avrebbe avuto un amore felice). Scritta nel 1822, è una delle ultime: Leopardi vive ancora la fase di pessimismo storico, ma comincia ad entrare in una crisi più profonda.

Pensiero leopardiano

- Pessimismo Storico: Critica alla ragione “settecentesca” ed esaltazione “roussoviana” della natura, da cui l’uomo si è allontanato troppo.
- Teoria del piacere: La natura infonde all’uomo un desiderio illimitato di piacere, che è invece necessariamente limitato.
- Pessimismo cosmico: La natura è matrigna e l’uomo (come tutti gli altri esseri) è sottoposto a leggi meccaniche che governano la materia dell’universo: tali leggi sono indifferenti alla felicità umana.
- Razionalismo e solidarietà: L’uso della ragione e la solidarietà sono un antidoto (seppur modesto) contro l’indifferenza della natura.

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