Leopardi

Vita: Giacomo Leopari nacque nel 1798 a Recanati. La sua famiglia era molto rigida che crebbe un ambiente familiare rigido e chiuso. Iniziò a studiare all’età di 11 anni sotto la guida di suo padre e due sacerdoti, questo studio matto e disperato gli rovinò il fisico e gli occhi. Con il passare degli anni divenne sempre più acuta l’insofferenza del poeta per l’atmosfera soffocante di Recanati che lo portò, nel 1819, a tentare una fuga ma fallì.
L’episodio insieme all’aggravarsi dela sua malattia all’occhio che gli impediva gli studi lo spinsero a passare dalla letteratura alla filosofia e all’abbandono della religione in favore di una concezione materialistica (PICCOLI IDILLI).
Nel 1822 Leopardi riuscì ad abbandonare Recanati e si recò a Roma ma ne fù molto deluso perché l’ambiente si rivelò corrotto e meschino. Costretto a tonare a Recanati egli maturò un cupo pessimismo che lo spinse ad abbandonare la poesia (silenzio poetico). A partire dal 1825 egli soggiornò a Milano, Firenze e Bologna, frequentando circoli letterari dove si innamorò della Contessa Teresa Malvezza. Con l’aggravarsi della malattia all’occhio dovette ritornare a Recanati dove rimase per due anni in una cupa disperazione.
Il 1830 fu in periodo in cui riuscì finalmente ad abbandore la sua città e ritornò a Firenze dove si aprì una nuova stagione intellettuale; conobbe Antonio Ranieri ed ebbe una seconda delusione da Fanny Targioni Tozzetti che gli ispirò le poesie del Ciclo di Aspasia. Nel 1833 Leopardi seguuì Ranieri a Napoli ma fu sempre più debole e malato. Nel 1837 scrisse La Ginestra e dopo pochi mesi morì.

Opere

Leopardi iniziò fin da giovanissimo a tradurre testi dal greco e a scrivere testi a carattere erudito (storia dell’astronomia e Saggio sopra gli errori popolari degli antichi); Tra il 1816 e 1818 compose due brevi scritti che furono pubblicati postumi alla polemica classico-romantica:
-Lettera ai compilatori della Biblioteca italiana con cui rispondeva all’invito di Madame de Stael sulla necessità di aprire la letteratura italiana alle traduzione di opere straniere;
-Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica dove si schiere a favore dei classicisti e condivide l’idea che la poesia antica è ingenua a differenza di quella moderna che è sentimentale (piena di tristezza); teorizza il contrasto tra la natura e la ragione.
Lo Zibaldone raccoglie appunti e riflessioni scritte tra il 1817 e il 1832 e riguarda tutti i temi della produzione leopardiana. Inizialmente erano riflessioni scritte senza un ordine preciso ma successivamente Leopardi iniziò a mettere la data ai singoli testi arrivando a stilare due indici. Qui possiamo vedere le concezioni di poetica e filosofia.
Nel Discorso sopra lo stato presente nei costumi italiani Leopardi mette a confronto gli italiani con altri popoli europei, arrivando alla conclusione che i primi sono troppo poco civili per godere dei benefici del progresso ma troppo civili per vivere ancora allo “stato di natura”.
Le Operette Morali sono brevi prose filosofiche e satiriche nelle quali viene espresso il pessimismo cosmico e la sua critica all’antropocentismo e all’esaltazione del progresso umano. Comprendono 24 testi.
I Canti comprendono 41 componimenti scritti tra il 1819 e il 1825 e sono ordinati secondo un criterio cronologico, furono prima pubblicati a Firenze (23 testi) e poi a Napoli (curato da Ranieri); ci sono varie fasi: dal 19-21 ci sono i piccoli Idilli dal 21-28 i grandi Idilli. Quest’opera viene chiusa dalla “Ginestra”, vero e proprio testamento poetico di Leopardi. È possibile seguire l’evoluzione del pensiero leopardiano dal pessimismo storico al pessimismo cosmico, fino all’atteggiamento titanico. Nei Canti Leopardi passa da uno stile aulico a scelte più moderne come la rielaborazione dell’idilio e l’utilizzo della canzone libera.

Pensiero e poetica


Dopo l’adesione alla concezione materialistica dell’esistenza Leopardi maturò un profondo pessimismo che ebbe tre fasi:
-Pessimismo storico: la natura, madre benevola, ha creato uomini felici ma la ragione ha distrutto le illusioni e avviato l’umanità verso un destino infelice;
-Pessimismo cosmico: la natura è matrigna perché prima illude gli uomini e dopo promette loro di realizzare le proprie aspirazioni. Egli giunge alla conclusione che tutto l’universo è regolato da leggi materialistiche e meccanicistiche e che l’uomo e tutti gli esseri viventi sono condanati ad un destino di sofferenza senza che la natura si curi di questo;
-Atteggiamento titanico: iniziò ad applicarlo nel 1830 e con questo egli esorta gli uomini ad unirsi in un patto solidale, in quanto coscienti del loro comune destino di dolore e morte.

Le caratteristiche centrali del pensiero e la poetica leopardiana sono la teoria del piacere e la poetica del vago e dell’indefinito; per il poeta l’uomo è alla continua ricerca del piacere ma non è mai totalmente appagato e che il piacere coincide con l’attesa del piacere stesso. Egli sviluppa così una poetica fondata sull’immaginazione attraverso combinazioni di sensazioni uditive e visive e con l’aiuto della rimembranza. In poesia questo si traduce con l’uso di un linguaggio evocativo e nella ricerca di effetti fonici e ritmici.
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