Video appunto: Leopardi, Giacomo - Dialogo della Natura e di un Islandese (8)
Abbandonata ogni speranza di felicità è spinto dal desiderio di ridurre al minimo la propria sofferenza, un islandese si allontana dalla società umana e, dopo lunghe peregrinazioni, si imbatte nella Natura, personificata in un’inquietante figura femminile. La natura rimane stupita che Leopardi la fissi.
Lei rompe il silenzio chiedendo a Leopardi “chi sei?: una madre che non riconosce uno dei suoi figli. Questo è un pensiero disperato per Leopardi. Egli utilizza l’ironia nei confronti dei suoi contemporanei e delle loro convinzioni, ridicolizzandoli. E l’islandese ha voluto evitare la natura per molto tempo, raggiungendo luoghi sconosciuti. Egli temeva di incontrarla ma questo suo timore di fatto si realizza. La natura chiese all’essere come mai volesse fuggire dalla natura. L’islandese rispose con una serie di singoli flash: a causa della vanità delle cose, per la critica all’antropocentrismo e alle convinzioni degli uomini. L’uomo non fa altro che combattere contro la sua stessa specie perché è stato creato con il desiderio del piacere. La conseguenza di tutto ciò è la sofferenza. Partendo da queste considerazioni, non volendo fare del male a nessuno né avere grandi aspettative, egli vuole vivere una vita oscura e tranquilla. Egli vuole tenersi lontano dalla sofferenza ma la conclusione è che ciò è impossibile; ciò non si può realizzare perché ci saranno sempre gli altri a provocare dolore. Decise allora di vivere in solitudine ma nonostante questo vi era sempre del patimento: a causa degli agenti atmosferici, a causa dei ruggiti dei vulcani, del fuoco che gli bruciava la pelle quando aveva freddo.

Noi esseri umani, per distrarci e non pensare, oziamo ma allo stesso tempo la sofferenza ci assale comunque. È grazie alla vita civile che l’uomo va avanti. L’islandese pensa che la natura l’abbia portato lì (in Africa) per caso. Il suo obiettivo era cercare un luogo ideale, adatto all’uomo e questo fu il motivo del suo viaggio. Egli ha viaggiato molto ma nonostante ciò non è riuscito nel suo intento. L’islandese afferma che è come se la natura combattesse contro l’uomo costantemente e ingiustamente; la natura è ostile a lui e lo tormenta con infiniti mali. Da un lato usa un tono di leggerezza, dall’altro subentra l’amarezza a causa della sue riflessioni: carattere tragi-comico tipico delle “operette morali”. L’islandese accusa la natura della sua infelicità.la sua è una sofferenza sia fisica che dell’animo. La conclusione dunque è che la natura è nemica degli uomini e l’islandese non può nascondersi dalla Natura.
Leopardi dice che è come se l’uomo si preparasse alla vecchiaia. La natura, dopo il monologo di Leopardi, rispose che lei ha creato l’uomo senza l’intenzione di renderlo o meno felice. È assolutamente indifferente e ignara.
Segue la metafora dell’ipotetico invito dell’uomo al mondo da parte della natura. Egli si chiede perché ella gli riservi questo trattamento. La natura rispose che la vita è un continuo circuito di produzione e distruzione, collegate, e che l’una serve continuamente all’altra. L’unico fine della natura è la conservazione del mondo. Questo concetto rispecchia la filosofia meccanicistica.
Mentre l’islandese faceva questa riflessione, giunsero due leoni affamati e l’islandese morì. Due sono le ipotesi: la prima è che i leoni mangiarono l’islandese nutrendosi secondo il circolo della vita; l’altra è che l’islandese sia stato travolto da un vento e circondato da un grande mausoleo di sabbia. Quindi la sua morte viene giustificata secondo l’insensatezza della vita umana.