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Dialogo della Natura e di un Islandese


Fa parte delle “Operette Morali” (scritte dopo il 1824), dove Leopardi affidò il suo pensiero alla prosa. Quest’opera fa capire cosa pensava il poeta della natura. È un dialogo tra un islandese e la personificazione della natura; l’islandese vive in una terra inospitale, caratterizzata da ghiaccio e vulcani, è infelice e cerca di vivere secondo i principi epicurei del vivere nascosto (nella sua casa comunque non abbastanza sicura). Come gli uomini moderni, decise di viaggiare per vedere se nel mondo ci fossero luoghi adatti a ospitarlo, ma non lo incontrò, e quando lo trovò, venne tormentato dagli altri uomini, dalle malattie o dalla vecchiaia, fino a quando si imbatté con la nemica natura (con aspetto femminile), con la quale tenne un discorso. L’islandese descrisse tutti i dolori della vita dell’uomo, e la natura gli rispose che il mondo non è fatto a misura d’uomo, e che se anche tutto il genere umano si dovesse estinguere, lei non l’avrebbe fatto volontariamente. La natura, quindi, ha le sue leggi e non si avvede della felicità umana. Continuando con il discorso, l’islandese, attraverso un esempio le chiese perché sia stato creato (e qui il poeta fa riferimento a Leibniz, che sosteneva che il mondo fosse perfetto).
Il significato di quest’operetta si rifà al pessimismo cosmico di Leopardi. Il viaggiare dell’islandese è la metafora del viaggio del pensiero filosofico dell’autore (e della sua evoluzione): la sofferenza inizialmente è soggettiva/personale, ma leggendo si percepisce che l’infelicità sia dell’uomo moderno (attribuendo la causa al progresso) e poi (dopo il viaggio a Roma) si accorse che l’infelicità deriva dal fatto che l’uomo non può colmare il desiderio di piacere (infinito), e attribuisce questa infelicità alla Natura. Secondo Leopardi il “caro immaginare” aiuta l’uomo a vivere, e caratterizza l’età dei bambini (che hanno ancora delle illusioni), i quali non sono ancora giunti all’“arido vero”; in età adulta il “caro immaginare” può essere rievocato, attraverso la teoria del suono e della visione.
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