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Leopardi: vita

Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798, vive la sua infanzia legato ai fratelli Carlo e Paolina mentre i suoi genitori erano lontani affettivamente. Sua madre fu descritta come una donna severa, che camminava per i corridoi del palazzo di famiglia tenendo in mano un mazzo di chiavi per gestire e tenere sotto controllo tutte le stanze. La madre riavviò anche l'economia familiare che era sfuggita al padre Monaldo. Il padre fu una figura della restaurazione di quegli anni. Giacomo era un bambino di grandi capacità, sapeva discutere di questioni importanti. Il troppo studio gli rese difficili le relazioni con gli altri, percepì l'inferiorità fisica e si isolò, soffrendo fisicamente e moralmente. Testimonianze di questo periodo: epistolario e Zibaldone. Il primo contatto col mondo esterno fu lo scambio epistolare con Pietro Giordani, scopriamo un giovane bisognoso di affetto e insofferente all'ambiente recanatese (che egli definì "natio borgo selvaggio") . Lo prendevano tutti in giro, non era compreso da nessuno. Nel 1819 tentò la fuga ma fu scoperto. Nel 1922 lasciò per la prima volta Recanati per trascorrere un anno a Roma dallo zio Carlo Antici ma tornò prima del dovuto , deluso dalla Roma corrotta e allo sbando dell'epoca, troppo lontana da quella immaginata attraverso i suoi studi classici. A Roma nulla lo entusiasmava, uno piacere era la visita alla tomba di Torquato Tasso. Tornò a Recanati ma nel 1825 l'editore stella gli commissionò un'edizione delle opere di Cicerone per fargli guadagnare qualcosa. Viaggiò: Milano, Bologna, Firenze, si fece conoscere da Monti, Manzoni e altri importanti intellettuali tra cui quelli del Viesseux che lo invitarono ad unirsi al gruppo (egli rifiutò perché era materialista). Si recò a Pisa dove la sua salute migliorò. Tornò a Recanati per 16 mesi per la morte del fratello e lì era più infelice che mai, compose i canti pisano-recanatesi, dal '28 al '30. Andò a Firenze dove incontrò Funny per la quale nutrì una forte passione, cadde nell'inganno dell'amore. Nel '33 andò a Napoli in compagnia di Antonio Ranieri che scrisse "7 anni di sodalizio con Giacomo Leopardi" in cui racconta anche con pettegolezzo le stravaganze di Leopardi. La Napoli del tempo era grossolana e l'ambiente napoletano aveva istanze spiritualistiche troppo spinte al progresso. Il padre gli mandava soldi. Nel 1836 scoppiò un'epidemia di colera e Leopardi e Ranieri si trasferirono a Torre Del Greco dove Giacomo scrisse le sue due ultime poesie "il tramonto della Luna" e "la Ginestra". Egli sentiva la morte imminente, infatti morì il 14 giugno 1937 non per il colera ma per l'aggravarsi delle sue malattie.

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