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Leopardi, pensiero e poetica


Nel 1819 si sente soffocato dalla sua città e così cerca di scappare, ma fu scoperto e sventato. Questa ulteriore delusione porta un altro cambiamento a Leopardi, dal “bello” al “vero” dalla poesia che tratta di immaginazione alla poesia che è scritta con il pensiero.

Nel 1819 scrive anche l’Infinito e arricchisce lo "Zibaldone" che è un diario dove annotava tutti i suoi appunti, riflessioni varie, iniziato a scrivere due anni prima.

Al centro del pensiero di Leopardi c’è l’infelicità dell’uomo, causata dagli uomini che aspirano ai propri sogni ma che sono impossibili da raggiungere. Ma Leopardi ringrazia la natura perché ha voluto donare l’immaginazione all’uomo, che è la sua salvezza.
Pessimismo cosmico: sia che si nasca uomini che si nasca animali, si è sempre infelici.

Pessimismo storico: l’uomo è infelice perché non può raggiungere i suoi sogni, i suoi obiettivi, solo gli antichi possono grazie all’immaginazione, visto che altro non avevano.
La teoria del piacere: Se nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, l’uomo può figurarsi piaceri infiniti mediante l’immaginazione. Per lui la poesia è soprattutto espressione di una spontaneità originaria, di un mondo interiore immaginoso e fantastico, proprio dei primitivi e dei fanciulli.

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