Mongo95 di Mongo95
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Inizialmente si lega ad ambienti futuristi, al punto che, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, si arruola volontario per il fronte. Dalla avanguardie però presto si discosterà, passando ad un classicismo restaurativo. La sua attività si può dividere in tre fasi:
1. Sperimentalismo: si cerca la dissoluzione delle forme e la ricerca dell’essenzialità. È un modo di fare poesia anticlassico e di rottura con la tradizione. La rima viene abolita, così come la metrica e la sintassi. Si fa ricorso a interi spazi bianchi. Si ricerca la parola essenziale, come fosse un’improvvisa “illuminazione”. Uso dell’analogia. Per quanto riguarda i temi, è il periodo della poesia della guerra. Scavo interiore, invito alla fratellanza e condizione universale del dolore. Non manca ovviamente la componene autobiografica.
2. Recupero della tradizione: un classicismo restaurativo che segna l’abbandono della prima rivoluzionarità delle opere. Si recupera il metro, la rima, la punteggiatura. La sintassi è complessa, il lessico ricercato. Si mantiene l’uso dell’aanalogia, a cui si affiancano la metafora e l’iperbole. I temi riguardano il sentimento religioso (si converte nel ’28), il “ritorno dell’ordine” e l’interesse per il Barocco.

3. Compostezza formale: è il periodo del dolore: ritorna quello per l’atrocità della guerra, affiancato dalla perdita del figlio. È un momento di distacco dalla vita. La sintassi è articolata e lineare, le strutture metriche sono quelle tradizionali, il linguaggio aulico. Compostezza formale e rifiuto degli eccessi.
Tutto il Novento è influenzato dalla corrente dell’Ermetismo, di cui Ungaretti viene considerato, insieme a Montale, precursore. Ciò in senso dispregiativo: il termine Ermetismo deriva dalla divinità egizia Thot, ellenisticamente grecizzato in Trismegistos, cioè “tre volte magnigico”. Egli aveva una dottrina espressa in modo difficile, elitario, incomprensibile ai più.
Nella poesia della guerra non c’è traccia di odio per il nemico, ma solo presa di coscienza della condizione umana. La guerra è la condizione concreta e anonima di un soldato tra tanti, ma anche l’occasione rivelatrice della propria autentica indentità esistenziale. Da questa condizione di sradicamento nasce il significato profondo dell’esistenza.
Ungaretti si fa quindi esponende dell’Unanimismo: tale corrente considera superata la concezione di individuo come entità separata e autonoma. Invece della soggettività individuale c’è la soggettività collettiva, a cui lo scrittore deve dare voce.

• La Veglia
Il metro è quello dei versi liberi. Manca la punteggiature. Tutte le parole sono ugualmente sottilineate per importanza dall’uso sistematico di enjambement. Sono presenti molti participi passati, che vengono isolati dal resto del componimento. È come se la parola avesse bisogno del silenzio, il contingente deve staccarsi, non essere in un percorso di parole, così che possa, in un attimo, creare un’associazione, un’analogia. È un legame immediato tra la parola e l’assoluto, che deve essere immediato, non attraverso dei razionali pensieri. L’Assoluto è la vera essenza dell’Essere. Dalla parola specifica quindi si passa al concetto universale. L’opera d’arte deve essere l’espressione di ciò che il poeta vive internamente. Il poeta contemporaneo, secondo Ungaretti, deve collegare tra di loro immagini lontane, senza fili. Dalla memoria rappresenta il vissuto di una persona. Con essa si deve giungere nuovamente (in un baleno, non, come nella letteraura dell’Ottocento, attraverso espliciti collegamenti) all’innocenza del bambino, cioè l’essere nella sua essenza più primordiale, più vicina a Dio, quindi in collegamento all’Assoluto.

La poesia è stata scritta sul fronte. La prima strofa è un unico ed initerrotto fluire del discorso poetico che insiste sulla crudezza della situazione. La guerra appare ridotta a un macabro confronto con la morte (il compagno caduto), rivelandosi in tutta la sua crudeltà. Il senso dell’orrore e ribadito ossessivamente dai participi passati, che si caratterizzano di immobilità.
Nei versi finali si ha il rovesciamento della sopraffazione della morte. Si arriva alla riscoperta dell’amore, l’attaccamento alla vita mai stato così forte, nato proprio dall’orrore e dalla morte. Una riaffermazione di un istinto naturale, ma anche una riconquista dei valori della solidarietà umana.

• San Martino del Carso
Strofe di struttura simmetrica. Immagini di desolazione e morte legate alla guerra. Gli effetti della distruzione si riverberano su ogni cosa. Il paesaggio è squallido e in rovina: questa immagine viene fatta risaltare in primo piano dall’aggettivo dimostrativo “queste”. La sofferenza sembra farsi umana in sostantivi (“brandello”) che rimandano all’uomo.

Dal paesaggio si passa ai compagni caduti. Di loro, a differenza delle “case”, non è rimasto più nulla. È una distruzione ancora più profonda, perchè non ammette rinascita. Ma ad impedire che tutto venga cancellato rimane la memoria del sopravvissuto. Un ricordo fatto di croci che trasformano il “cuore” in un cimitero. Ed è il cuore in fondo “il paese più straziato”.
Il linguaggio è semplice, fatto di parole comuni.

• Soldati
Due versioni:

si sta come si sta
d’autunno come d’autunno
sugl’alberi sugli alberi
le foglie le foglie

Viene colta, per mezzo di un similitudine, la condizione sospesa e minacciata dei soldati durante la guerra. La precarietà della vita, da cui ci si può “staccare” da un momento all’altro. Precarietà che si nota anche nello stile: i settenari vengono spezzati.
Nella seconda versione viene isolato il “si sta”, che è in forma impersonale, dietro alla quale si nasconde l’alienzione. Scompare l’individualità, l’identità. È l’indefinito, come se gli esercito fossero soltanto una massa di uomini senza nome.

• I fiumi
Narrazione dell’importanza che i fiumi hanno avuto nel corso della vita di Ungaretti. Ogni fiume rappresenta un momento specifico della vita del poeta:
1. Serchio: le origini più antiche della sua famiglia, che per secoli ha vissuto una vita campestre in Toscana.
2. Nilo: il luogo natale del poeta, rappresenta il periodo della sua infanzia, cioè quello dell’inconsapevolezza, dell’innocenza e della spontaneità
3. Senna: è la giovinezza più tarda e la maturità. Il poeta ha studiato a Parigi, dove per la prima volta tutte le sue certezze infantili sono state rimescolate e messe in discussione in un ambiente “torbido”. Acquisizione di una maggiore coscienza di sé.

4. Isonzo: un momento disperato. Immergersi in questo fiume rievoca il suo passato. L’Isonzo contiene tutti i fiumi della sua vita e in esso li rivive.
Il momento in cui Ungaretti giace a riposare sulla riva del fiume è una rappresentazione che rimanda alla morte, per via dell’idea del fiume che accoglie il suo corpo come fosse un’urna funeraria. Il corpo stesso è quasi ridotto ad una reliquia, in condizioni quasi disperate, vicino al trapasso. Allo stesso tempo però l’acqua rappresenta un elemento di purificazione, assumendo così una connotazione sacrale. Tale sacralità è anche riscontrabile in altri momenti, come il suo andarsene “come un acrobata sull’acqua”, che richiama il miracolo di Gesù Cristo.
Attraverso le acque dell’Isonzo Ungaretti si armonizza con la natura e si indentifica in essa, ponendo così fine al suo supplizio e ottenendo in dona una rara felicità. Si impregna di “linfa rituale”. Tramite questo processo il poeta si riconosce parte della natura, come una piccola particella nell’immensità del creato, ma comunque in un rapporto di consonanza tra Io e Tutto, armonicamente.
È una poesia della consapevolezza: l’identità viene recuperata ricorrendo alla memoria, quindi recuperando il proprio passato. Ciò avviene metaforicamente tramite le acque dell’Isonzo. Il poeta prende coscienza di sé, chiarendo così quindi il suo percorso esistenziale.
I versi abbandonano qualsiasi schema e ordine. La punteggiatura è del tutto assente, ogni singola parola è sottilineata.

• Il Porto Sepolto

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
di inesauribile segreto

il titolo è parte integrante del componimento, spiega da dove arriva il poeta citato dopo. Egli è come se emergesse dal profondo dell’acqua, il “mistero”, e lo fa per spiegarlo e comunicarlo portando alla luce ciò che ha scritto. A questo punto la poesia può raggiungere ogni luogo (“disperde”). Essa è da una parte il nulla (l’immensità dell’indefinito), ma possiede anche in sé un inesauribile segreto. C’è un continuo passaggio dal contingente (“questa poesia”) all’indefinito (“quel nulla”).

L’inesauribilità è l’essenza originaria, primordiale della vita. La poesia ne è espressione materiale, scritta in versi. Tenta di farla emergere anche se tale segreto rimarrà per sempre in parte sconosciuto. Solo pochi aspetti di esso possono essere colti dal poeta.
Fondamentale è l’ossimore “quel nulla di inesauribile”

• Mattina

M’illumino
d’immenso

La concentrazione spasmodica del significato è all’estremo, al punto da coincidere con un alone di infinitezza. Per comprendere il testo è necessario soffermarsi anche sul titolo. Lo splendore del sole sorto trasmette al poeta una sensazione di luminosità che provoca immediate associazioni interiori, in particolare il sentimento della vastità. L’infinita grandezza che colpisce nella forma della luce. Una sensazione fisica che diviene immediantamente un sentimento interiore. Scambio rapidissimo tra sensazione e pensiero.
Luce che può anche essere interiore, cioè proviente dall’immensità dell’essere.

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