Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori di origine lucchese (Toscana). Nasce ad Alessandria d’Egitto perché la famiglia per questioni di lavoro si era trasferita qui; (ad Alessandria d’Egitto era nato anche Filippo Tommaso Marinetti). Troviamo anche altri italiani in questa zona e poi di li a poco ci sarà la conquista della Libia.
Ad Alessandria d’Egitto lui vive la sua infanzia e questo è importante perché l’ambiente del nord Africa è un ambiente particolare che gli resterà impresso. Poi arrivato a una certa età studierà all’Università a Parigi, alla Sorbonne. A Parigi vive gli anni della giovinezza, corrispondenti agli anni degli studi universitari, e conosce anche personaggi dell’arte (Matisse, Picasso).Sposerà una francese e avrà due figli una femmina e un maschio che muore all’età di 9 anni.
Allo scoppio della Grande Guerra, essendo cittadino italiano anche se viveva all’estero, si arruola come volontario e combatte sul Carso; è ligio al senso della patria, del dovere.

Si iscriverà poi al partito fascista senza problematiche perché anche per lui rappresentava l’italianità, soprattutto per uno che aveva sempre vissuto all’estero. Quindi non è una questione di adesione politica. Viene chiamato a insegnare italiano a San Paolo in Brasile dove resterà dal 1937 al 1942. Nel 1942 rientra in Italia, viene eletto accademico d’Italia, diventa professore di letteratura italiana all’Università di Roma e scrive. Aveva cominciato a scrivere molto giovane.
La sua prima raccolta è del 1916 ed è Il porto sepolto, che poi nel 1919 confluisce nell’Allegria di naufragi, ripubblicato nel 1931 con il titolo l’Allegria e con la prefazione di Benito Mussolini. Nel 1933 scrive Il sentimento del tempo.
Poi seguirà Il dolore, scritto quando muore il figlio, nel 1947. A quando rientra in Italia risale Il taccuino del vecchio, del 1960 e la Terra promessa del 1950. Mondadori radunerà poi tutte le sue opere con il titolo Vita di un uomo .
Muore a Milano nel 1970.

Il porto sepolto (1916)


Il titolo di questa sua prima raccolta allude a una notizia archeologica secondo la quale si diceva che al largo delle coste di Alessandria (città greca fondata da Alessandro Magno: quando comincia il suo lungo viaggio che lo porterà a conquistare tutto l’impero persiano, all’inizio va in Egitto e fonda Alessandria) c’era un antico porto sepolto.
Il poeta, che non è un archeologo, sceglie questo titolo perché allude alla funzione della poesia e del poeta (siamo in pieno clima irrazionalistico, la concezione della realtà è del tutto irrazionale). Il poeta è uno che porta a galla i frammenti della realtà vera che sono sepolti in profondità, esattamente come da un porto sepolto un sommozzatore potrebbe portare a galla qualche reperto. Quindi il titolo allude a questa funzione della poesia che è quella di portare alla luce qualche frammento della realtà vera che è nascosta, difficilmente raggiungibile, attraverso l’illuminazione poetica. Ungaretti è sulla linea del simbolismo francese che vedeva il poeta come veggente, il deragliamento dei sensi, concetti che abbiamo visto con Arthur Rainbow.
Questa raccolta del 1916 confluisce in una successiva che ha la maggior parte dei testi ispirati all’esperienza di guerra. La raccolta è Allegria di naufragi (1919), strano titolo per una raccolta poetica in cui si parla dell’esperienza di guerra, esperienza fatta da volontario in prima linea perché il Carso era la prima linea dell’esercito italiano. Questo tiolo in realtà non allude all’allegria anzi la guerra è un’esperienza brutale, violenta, in cui è la realtà che supera la fantasia (contrario di come si dice cioè che la fantasia supera la realtà) e in cui l’individuo si trova in una condizione essenziale in cui tutto ciò che è accessorio non conta nulla. È lui davanti alla morte, tutti i giorni perchè la vede, la tocca, sa che può accadere anche a lui e questo riduce la visione della vita all’essenzialità dei valori per cui alcune cose sono importanti e altre non valgono nulla. Cose che in una condizione di vita normale sembrano di gran valore in guerra non valgono nulla. Qui la dimensione è ridotta all’essenzialità: conta l’uomo, la vita, la morte e le altre cose che possono contare come l’amicizia, la solidarietà. Quando una persona vive in una condizione di precarietà, sa che può morire da un momento all’altro vede le cose per quello che sono. La durezza dell’esperienza di guerra lo conduce all'essenzialità.
Allegria di naufragi perché allegria è la volontà di vivere nonostante il naufragio rappresentato dalla guerra, volontà di affermazione dell’istinto vitale (un esempio di ciò c’è nella poesia Veglia dove dice, dopo aver passato un’intera nottata vicino a un compagno massacrato, “non sono mai stato tanto attaccato alla vita” quindi per contrasto).
Nel 1931 abbiamo un’altra pubblicazione con il titolo l’Allegria. Il significato di allegria è sempre lo stesso e qui la prefazione è di Benito Mussolini. Questa prima raccolta è importante perché ci mostra l’Ungaretti più noto, più famoso, dove la poesia è all’insegna della ricerca dell’essenzialità, è importante la parola scarnificata nel senso che vale da sola, non c’è l’aggettivo, non c’è il l’avverbio. Abbiamo l’applicazione delle tecniche futuristiche in un certo senso. Non è un futurista ma anche per lui la parola nuda è tutto, nuda cioè non accompagnata dall’aggettivo, non accompagnata dall’avverbio, messa in risalto in versi brevissimi, i cosiddetti versicoli, che non sono etichettabili. Se ne si unisce un paio a volte ci si accorge che sono dei settenari, ma Ungaretti spezza quella che è la metrica tradizionale, non usa il sonetto, non usa le strutture metriche della tradizione né i versi della tradizione, non usa le rime, usa questi versi brevissimi (anche da una sola parola) e in questi brevi versi la parola è molto messa in risalto perché si è costretti a fermarsi su quella parola. Non usa la punteggiatura. Ecco che ricorda i futuristi, ma non lo è, ed è un grande poeta mentre nessuno legge le opere dei futuristi.
Non usa la punteggiatura ma usa lo spazio bianco della pagina per dare rilievo. Quindi si può parlare di poesia pura nel senso di ricerca della parola scrostata dalle incrostazioni che si sono sovrapposte perché lui dice che il problema è che le usiamo troppo e usandole ne perdiamo il senso quindi diventano banali. Il poeta deve recuperare il significato primigenio della parola, l’essenza. La parola ha grande valore evocativo che il poeta recupera.

Questa prima produzione poetica è quella a cui si ispirerà anche il movimento dell’ermetismo, movimento poetico degli anni ‘30 / ‘40 con centro a Firenze e con esponenti di un certo spicco come Salvatore Quasimodo.
Ungaretti non è un ermetico ma dagli ermetici è considerato un padre dell’ermetismo, anche perchè l’ermetismo parte dall’idea della poesia pura, dell’essenzialità, ma va nella direzione dell’oscurità (ermetismo è una definizione data dal critico letterario Flora). Ermetismo si riferisce a un movimento dell’antichità, che era un movimento per iniziati, misterico, che faceva riferimento alla divinità Hermes, il Mercurio dei romani. L’ermetismo come corrente poetica è costituito da testi e autori che non sono di facile lettura. Sono testi inoltre fatti per essere letti non a voce alta. Ungaretti quindi non è un ermetico, ma è da loro considerato il padre. Questo è il primo Ungaretti.

Il secondo Ungaretti del 1933 con Il sentimento del tempo è molto diverso perché da quest’opera in poi ci sarà un recupero della tradizione poetica italiana, in particolare Petrarca e Leopardi quali ispiratori. C’è il recupero della tradizione poetica, del metro (endecasillabo), delle forme, cioè si torna alla tradizione.
Il secondo Ungaretti (che a livello scolastico è meno letto) è molto diverso dal primo. Addirittura con la terza raccolta Il dolore scritto in occasione della morte del figlio, abbiamo un recupero della fede cristiana. All’inizio Ungaretti non era credente, ma nel dolore c’è questo recupero.
La prima raccolta è l’Allegria e la seconda è Il sentimento del tempo, in cui c’è il recupero della tradizione letteraria, dove il versio diventa molto più ampio, molto più desteso e anche le forme tendono a essere quelle della tradizione. Rimangono comunque degli aspetti ungarettiani ad esempio l’uso dell’analogia che è molto usata da tutti i poeti del ‘900 e Ungaretti attinge alla poesia barocca che nel frattempo aveva scoperto, Gongora in particolare, un grande poeta spagnolo.


La memoria


Dedicato a un amico arabo conosciuto a Parigi e scritta in realtà sul fronte (Locvizza il 30 settembre 1916).
Versi brevissimi, pause sottolineate da spazi bianchi. Alla fine dice “e forse solo io so ancora che visse” cioè il suo ricordo probabilmente sarà scomparso, ma lo ricorda il poeta e questo è più che sufficiente. Indirettamente c’è un riferimento al fatto che la poesia rende eterna la memoria. È vero che solo il poeta sa che visse ma appunto perché ne parla e lo scrive, lo fissa nella pagina ecco che tutti quelli che leggeranno sapranno che era Moammed Sceab. Quindi il poeta è esternatore (Foscolo) o anche la letteraturizzazione della vita (Svevo) dove si salva solo ciò che è stato fissato nella pagina. Ognuna delle poesie ha l’indicazione di luogo e data.


I fiumi


I fiumi sono quelli che sintetizzano la sua vita. Si parte dall’Isonzo (presente perché è quello che scorre nel Carso) e poi tornando indietro recupera le età della vita attraverso il Serchio, che è il fiume che scorre vicino a Lucca, è il fiume dei suoi antenati, delle sue origini poi c’è il Nilo, il fiume della sua infanzia e la Senna che è quello della giovinezza.

San Martino del Carso


Testo famoso dedicato a questo paese, San Martino del Carso, anche se il testo è stato scritto da un’altra parte (Valloncello dell’Albero Isolato). San Martino fu un paese completamente distrutto dai bombardamenti essendo in prima linea. Anche qui i versi brevissimi e liberi.


Veglia


Siamo sul fronte. I versi sono liberi, nessuna punteggiatura, evidenziazione di alcune parole messe da sole

Mattina


Vuole descrivere la luce del mattino che è vasta e infinita e gli suggerisce l’idea dell’infinito in cui lui si sente docile fibra dell’universo.
È una sinestesia come figura retorica.
M’illumino perché il poeta si sente pervadere da questa luce via via più intensa che gli suggerisce idea dell’infinito di cui lui si sente parte, è un movimento positivo.. Questa immensità la sente fisicamente.

Soldati


Indica la condizione dei soldati sul fronte che è una condizione di precarietà, sempre con il rischio di morire.
Usa l’impersonale come se fosse indefinito, perché è una condizione esistenziale questo senso di precarietà.
È una similitudine che ha una tradizione antica: i precedenti letterari sono Dante, canto III dell’Inferno, quando Dante e Virgilio arrivano sulla riva dell’Acheronte dove vedono una gran folla di anime ammassate pronte a passare e Dante usa questa similitudine. A sua volte Dante la riprendeva da Virgilio, nel VI libro dell’Eneide dove c’è la discesa agli inferi.
È una similitudine cha ha una tradizione poetica molto antica. Naturalmente aveva significati diversi: in Virgilio sottolineava il gran numero, in Dante la dinamicità del movimento di queste anime, qui la precarietà dell’esistenza.

Commiato


Componimento che chiude la sezione intitolata Il porto sepolto, che confluirà nel 1919 in Allegria di naufragi e diventerà nel 1931 Allegria. Testo importante perché contiene una dichiarazione di poetica. Si rivolge a Ettore Serra che era un critico letterario che ha scritto pagine famose sulla Grande Guerra, a cui anche lui aveva partecipato, che era stata una delusione altro che un bagno di sangue rigeneratore come dicevano i futuristi. Era stata distruzione.

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