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Sono una creatura, Giuseppe Ungaretti - Commento

Il testo poetico è costituito da tre strofe di diversa lunghezza, caratterizzate da un linguaggio sibillino, evocativo e scarnificato. Il ritmo è spezzato e lapidario, sono presenti poche parole accuratamente scelte che rallentano il ritmo poetico, portando il lettore ad una più attenta riflessione.
La poesia è incentrata su una similitudine molto significativa che mette in relazione una dura e fredda pietra di San Michele con il dolore e la sofferenza del poeta. Ungaretti utilizza degli aggettivi e in questo modo conferisce al suo dolore una rappresentazione fisica e visiva: freddo, disanimato, prosciugato, duro. Si tratta del dolore di chi ha visto i peggiori orrori che la guerra riserva all'umanità: si tratta di sofferenze che non potranno essere mai dimenticate dai sopravvissuti e con le quali si può solo imparare a convivere. Chi sopravvive alla tragedia non può ricominciare felicemente a vivere:Ungaretti scrive 'La morte si sconta vivendo', una frase significativa che, nella sua aridità, rivela il vero sentimento dal quale il poeta si sente attanagliato. Continuare a vivere con il dolore viene descritto quasi come una pena da scontare: bisogna continuare a vivere aggrappandosi alla vita in nome di tutti coloro che non ce l'hanno fatta.

In questo testo poetico, Ungaretti rivela il suo più profondo dolore, così radicale da farlo sentire 'completamente disanimato': il suo è un pianto silenzioso ma attanagliante ed inalienabile.
Possiamo inoltre notare il contrasto tra la similitudine con la pietra e il titolo del testo poetico 'sono una creatura', che enfatizza maggiormente il grande dolore del poeta.

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