Ominide 76 punti

Analisi testuale di “In memoria”

La poesia “In memoria” è stata scritta da Giuseppe Ungaretti il 30 settembre 1931, durante la Prima guerra mondiale. La poesia, con cui si apre la raccolta Il porto sepolto, è dedicata a Moammed Sceab, un amico arabo conosciuto in Egitto che nel 1913 si suicidò a Parigi.
Il tema principale è lo spaesamento di chi non ha più una patria in cui riconoscersi e la perdita di identità e la solitudine che ne conseguono. Infatti, la terza e quarta strofa coincidono con la descrizione della volontà di Sceab di riconoscersi in una patria, tanto che cambia il suo nome in Marcel mutando così le proprie tradizioni. La sua nuova identità francese però non è stata sufficiente a dargliene una vera e l’aver abbandonato le proprie origini arabe non lo rendeva più capace di vivere “nella tenda dei suoi”, né ascoltare il Corano e seguire tutti gli usi del proprio popolo (“gustando un caffè”). In tal modo, Moammed si sentiva senza patria e ne soffriva a tal punto che decise di togliersi la vita.
Sceab, però, non possiede il dono della poesia, attraverso cui Ungaretti riesce invece a sopportare il medesimo destino. Ungaretti condivide con Sceab la condizione di sradicato: il poeta nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori italiani, e lì trascorre la giovinezza. Si trasferisce poi a Parigi nel 1912, entrando a contatto con i grandi intellettuali del tempo. Tuttavia, Ungaretti nella poesia trova uno strumento per “liberare” la sua sofferenza, al contrario di Moammed, che “non sapeva sciogliere il canto del suo abbandono” (versi 18-21).
La poesia è articolata in tre parti: l’io lirico dapprima tratteggia la condizione esistenziale di Moammed a Parigi, caratterizzata dall’impotenza, dalla perdita, dal distacco e dall’incapacità di integrarsi in un’altra cultura, successivamente ricorda il funerale dell’amico, che si svolge in un piccolo paesaggio urbano desolato e in disfacimento. Nell’ultima strofa, infine, il poeta rende omaggio al ricordo di Moammed e affida alla poesia la funzione di eternare e ricordare per sempre il suo amico.
La poesia è caratterizzata da versi brevi, liberi e spesso isolati fra spazi bianchi per dare maggiore risalto alle parole-chiave del componimento, dalla mancanza di punteggiatura per non creare distacco fra le frasi, dalla semplicità del lessico e della sintassi per evidenziare la ricerca dell’essenzialità.
Per quanto riguarda le figure retoriche, nella poesia sono presenti molti enjambement (come ad esempio “Si chiamava / Mohammed Sceab”, “e non sapeva più / vivere”, “e non sapeva / sciogliere / il canto”, “sobborgo che pare / sempre / in una giornata”, “e forse io solo / so ancora / che visse”) con la funzione di mettere in risalto singole parole (versicoli) o di far continuare il pensiero a capo; ci sono poi due antitesi che evidenziano il contrasto tra il mondo arabo e quello occidentale (“Fu Marcel, ma non era francese", "Discendente di emiri di nomadi, suicida perché non aveva più Patria"), una similitudine (“sobborgo che pare una decomposta fiera”) e alcune analogie ("sciogliere il canto del suo abbandono", "giornata di una decomposta fiera", "appassito vicolo in discesa"). “Decomposta fiera" e "appassito vicolo” sono due espressioni che evidenziano il rapporto con il tema della morte, in quanto nella prima è evidente il richiamo al destino sventurato di Sceab dato che l’aggettivo “appassito” viene riferito al fiore prossimo alla morte, nella seconda le parole intensificano l’atmosfera di squallore del funerale e richiamano un dettaglio macabro della sepoltura.
Hai bisogno di aiuto in Giuseppe Ungaretti?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email